Sette Ottavi – #2 Daniele Celona

Daniele Celona
Amantide Atlantide”
Feb 2015 / Nøeve Records – Sony Music / indie, alternative-rock

 

Le parole sono buone. Le parole sono cattive.
Le parole offendono. Le parole chiedono scusa.
Le parole bruciano. Le parole accarezzano.
Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate.
Le parole sono assenti.
[..] Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza.
I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace
con le loro contrarie e nemiche. [..]

(da Di questo mondo e degli altri mondi, Jose Saramago, 1971)

 

Da qualche parte, inizio anni duemila.
Alcune delle cosiddette etichette major agganciano i contatti con un giovane musicista italiano che scrive musiche e testi, suona e canta benissimo.
Le major fiutano l’occasione e lui non disdegnerebbe la notorietà, così si intensificano i rapporti, spuntano i primi contratti e tutto, in questa storia di inizio millennio, sembrerebbe procedere per quello che i più chiamerebbero verso giusto.
Alla fine però non se ne farà più niente, le etichette faranno scouting altrove e lui mollerà la musica suonata, almeno per un po’, dedicandosi a far da produttore per altri.

Eccoci invece in un giorno di marzo 2016, dietro le quinte dello “Shakespeare” a Parma.
Intervistato da Clara Collana, ad una delle domande quello stesso musicista ripensa a quegli anni e risponde:

Il più grande rischio che ho corso nella mia vita è stato in quelli che Battiato chiamava “gli anni bui”, ero talmente tanto preso dall’idea di far sentire la mia musica che ho rischiato di perdere di vista l’obiettivo. Se fossero andate in porto alcune delle cose che c’erano in ballo in quegli anni probabilmente mi avrebbero cambiato e forse l’avrei lasciato fare. Ora invece so che non mi potrebbe accadere, sento di poter andare ovunque a suonare la mia musica senza timore e credo che questa sia parte dell’energia che spero di trasmettere nei live.

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Clara Collana intervista Daniele Celona

Quella di cui stiamo parlando è l’energia di Daniele Celona, quella che lo tirato fuori dagli anni bui e rimesso su un palco, in un percorso di riappropriazione della propria musica segnato da tappe importanti.
La prima è Fiori e Demoni, applaudito album del 2012 che segna l’esordio discografico dell’artista torinese, e la seconda è Amantide Atlantide, ultimo lavoro pubblicato nel 2015 distribuito dalla Sony ma come il precedente completamente autoprodotto.

In Amantide scopriamo l’evoluzione di una donna che cambia, si indurisce nel tempo e diventa spietata per sopravvivenza. Sotto il profilo musicale il brano presenta una forte struttura centrale, dove chitarre e bassi sembrano rincorrere una selvaggia cavalcata di batteria, mentre nel complesso l’arpeggio iniziale e tutto quello che ne segue richiama molto alcuni nomi dell’indie rock inglese, Bloc Party tra tutti.

amantide-atlantideLa colpa è un rock melodico e ritmato nel quale Celona mette a nudo la propria vena marcatamente intimista, non disdegnando però la durezza nel cantato laddove necessaria.
La franchezza della scrittura gli consente di trattare anche argomenti di forte denuncia sociale come in Precarion, nel quale ci si addentra nel tema della disoccupazione giovanile, e in Politique, che ruota attorno al distacco tra politica e società.
In entrambi i brani cerca di aggirare la retorica e portare alla riflessione tramite il sorriso amaro, ma tra i due brani il primo ha una resa decisamente migliore del secondo, sia per la scrittura, sia per la tensione canora, sia per l’impatto musicale.
Se in Precarion i Nadar Solo (che hanno suonato assieme all’autore tutte le canzoni del disco) mettono in campo tutta la loro esperienza nel mondo dell’alternative rock e costruiscono un climax ascendente che ben rende il misto di smarrimento e rabbia che permea il testo, in Politique tutto sembra essere più sottotono, il songwriting è più spento e la musica fa più da accompagnamento che da parte integrante.

 

IMG_1233Il suono delle onde ci conduce a Sud Ovest, nella terra d’origine alla quale Celona è particolarmente legato, la Sardegna.
Si dismette il sarcasmo e la realtà del Sulcis Iglesiente, la provincia sarda più dura, profonda e sfruttata, è raccontata con una lente che
ingrandisce la sofferenza, la sensazione di condanna e di prigionia che spinge a fuggire.
Anche la musica ad un certo punto diventa più furiosa, tant’è che verso metà brano abbiamo prima un giro alla Smashing Pumpkins e poi accordi e batteria alla Kings of Leon.
Sud Ovest risulta ancor più significativo se considerato insieme al suo videoclip, dalle cui riprese di scorci, di storie e di volti è venuta fuori un’opera al limite del documentario.


Vampiri su colli di vetro
è uno dei punti di minimo dell’album: suonato e cantato bene, orecchiabile ma non particolarmente significativo. Viceversa, ci si rifà subito le orecchie con Johannes, che rappresenta musicalmente una delle vette più alte del disco.

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Daniele Celona e Levante

Sotto la collina è forse uno dei brani più cantautorali di Amantide Atlantide, una chitarra imbracciata e una voce a cantare il rapporto di odio/amore con la propria città, ma insieme a Vampiri su colli di vetro appartiene ai brani non particolarmente memorabili.

V per settembre è un testo ostico, ermetico e di difficile comprensione, ma certo è che questo brano offre due degli intermezzi musicali più violenti di tutto l’album.
L’ultima fiammata, l’ultima velenosa invettiva prima della chiusura è L’oro del mattino, che precede Atlantide, duettata con Levante.
Atlantide è canzone dura ma venata di delicatezza che racconta la sensazione di smarrimento generata dallo sciogliersi di un nodo che tiene legate due storie, provenienti da tempi e luoghi differenti, in un costante avvicinarsi per poi allontanarsi ancora.


Amantide Atlantide
riesce in maniera coerente a puntare sull’espressività vocale e sui testi forti e senza compromessi e su un chiaro impatto sonoro (tra i riferimenti musicali vale la pena ricordare gli italianissimi Paolo Benvegnù, Umberto Maria Giardini ed il Teatro degli Orrori).
Non è un disco perfetto ma è spontaneo, autentico e riconoscibile, scritto con un linguaggio quasi sempre diretto ma mai banale.
La caratteristica di Celona sta nella capacità di saper prendere il vissuto e saperlo portare ad un livello più alto attraverso un’attenta scrittura e contemporaneamente in quella di non limitarsi quasi mai alla forma-canzone tradizionale.
E questo, nel panorama italiano attuale, non è affatto scontato.

VOTO: 6.5
TOP TRACK: Sud Ovest