Sette Ottavi – #3 Teta Mona

Teta Mona
“Sheena”
Gen 2016 / autoproduzione / electro-dub

[…] Nobody move, nobody get hurt
The youth them just dress a white collar shirt
and some of them wear it ‘till it resamble dirt.
He said he want me to join the army
I ain’t gonna do it, officer
No way, I ain’t gonna do it! […]

(Nobody move, nobody get hurt, Yellowman, 1984)

Giamaica, 1950 circa.
Per le strade di Kingston tutto sta cambiando rapidamente: il modo di vestirsi, il modo di lavorare, il modo di vivere e, di conseguenza, anche quello di ascoltare musica e divertirsi.
La Seconda Guerra Mondiale si è portata via l’economia rurale e l’ha soppiantata con una industrializzazione urbana che si espande molto lentamente e così nella capitale nascono i primi ghetti, popolati per lo più da giovani disoccupati che si sono spostati dalle campagne nelle città.

Lo Swing-a-Ling di Charlie Ace, Giamaica, 1973

Lo Swing-a-Ling di Charlie Ace, Giamaica, 1973

La mancanza di lavoro e la povertà non consentono lussi e così Clement Coxsone Dodd e Sird Duke Reid, due produttori discografici giamaicani dell’epoca, si inventano i sound system, impianti audio autocostruiti con i quali ogni sera girano la città, si fermano in posti sempre diversi e mettono musica gratuitamente per tutti e per tutta la notte.
Se nei vicini Stati Uniti la musica dei giovani si chiama rock’n’roll, i giamaicani sono invece più orientati al soul e al rhytm and blues e proprio nel tentativo di reinterpretare in chiave autoctona la fusione di questi generi nascono, dagli anni ’60 in poi, prima lo ska poi il rocksteady e il reggae.
Quello dei sound system (e più in generale dei generi ad esso più comunemente associati) sarà un successo tale che, anche grazie alle migrazioni dei giamaicani nei decenni successivi, la “cultura del sound system”, ovvero quell’intenso misto di bassi usati al massimo della loro potenza, testi votati alla spiritualità uniti a ritualità, gestualità e terminologie, verrà esportata nei posti più impensabili del globo, dagli USA al Giappone, passando per l’Europa e la Gran Bretagna.

teta-monaUno dei posti in Italia nei quali oggi le spore di quella cultura musicale si sono posate e hanno lasciato dei semi prolifici è quello dal quale provengo, la Murgia pugliese che va dalla costa barese ai confini materani della Basilicata che, con ben quattro sound system auto costruiti attivi in zona (I&I ProjectMurJah WarriorsAngel DubGianpy Sound), può essere considerata a tutti gli effetti una delle culle italiane dei generi roots, reggae e dub.
Ora, la premessa viene quasi d’obbligo: l’artista e l’album di questo mese sono figli della mia stessa terra, quindi proverò ad essere imparziale come al solito ma non garantisco, perciò dopo non dite che non vi avevo avvisato.
Perchè questo mese vi parlo di  Teta Colamonaco, in arte Teta Mona, e del suo Sheena.

 

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Teta Mona*

La storia di Teta si sviluppa in tanti luoghi geograficamente e culturalmente diversi tra loro.
Il primo è Londra, nel quale si trasferisce all’inizio del nuovo millennio e nel 2003 vi forma gli Screaming Tea Party, una band che si afferma ben presto nella scena underground della capitale inglese; il secondo è New York, dove si trasferisce nel 2007 ed inizia la carriera solista.
I percorsi artistici si fanno variegati e vantano collaborazioni importanti, tra le varie quelle con Dylan Carlson, chitarrista degli Earth, con i Whyte Horses, band pop-psichedelica franco-inglese di Manchester e, tra le più recenti, quella con Alex Maguire, pianista jazz attivo nella cosiddetta scena di Canterbury (della quale ho brevemente parlato qui).
Il paradosso di questa ricchezza musicale e di tutta questa peregrinazione è che la realizzazione del suo primo EP avviene proprio lì dove è cominciato il suo percorso, ad Altamura.

Paolo "Prince Jaguar" Clemente

Paolo “Prince Jaguar” Clemente*

Proprio il ritorno ad Altamura nel 2014, più di dieci anni dopo essere partita, segna infatti per Teta l’inizio di una prolifica collaborazione con Paolo “Prince Jaguar” Clemente, artista ben noto nel panorama musicale locale per la sua estrema versatilità al basso e per la sua profonda conoscenza della musica jamaicana degli anni 60/70/80.
La prima collaborazione è Stronger Than Pain, la traccia che verrà successivamente inserita come chiusura di Sheena.
Il pezzo, come racconta Teta, ha una storia curiosa: Paolo è a casa bloccato da una tonsillite ma Teta, che è a Londra per lavoro, registra col cellulare un pezzo quasi folk al pianoforte, suonato di getto, e per “guarirlo” da lontano glielo manda.
Durante i giorni di febbre, senza che Teta ne sappia nulla, Paolo lo riarrangia a modo suo, un po’ per gioco ed un altro po’ per caso, e ne viene fuori un pezzo remixato in versione dub (se non ci credete, ascoltate le differenze tra qui e qui).

Nanni Teot

Nanni Teot*

Al suo ritorno Teta ci canta su, ed è subito un successo: spopola nelle radio e alle feste (non solo italiane), arrivano richieste di dub-plate direttamente dalla Giamaica e la versione viene cantata addirittura in più lingue diverse.
Il buon riscontro di pubblico, che viene misurato anche dal successo del video musicale rilanciato da Rock.it, spinge i due alla creazione di un album a quattro mani.
In Sheena Teta cura la fase di scrittura di testi e melodie mentre Prince Jaguar quella di produzione, registrazione e remixaggio, oltre a quelle di scrittura ed esecuzione delle parti strumentali (ad eccezione dei fiati, affidati a Nanni Teot).

 

 

 

Live con Luigi Lovicario al sax e Gianpaolo Squicciarino ai controlli

Live con Luigi Lovicario al sax e Gianpaolo Squicciarino ai controlli*

L’album inizia con una title track dal chiaro sapore dub ma nel quale la componente elettronica, accentuata dalle tastiere, dal tema di tromba e dalla voce ondeggiante, ne esalta la componente ipnotica.
I fiati invece vengono accantonati in Collie Apple che si presenta con una struttura musicale che sembra pensata apposta per essere suonata su un sound system, con suoni più elettronici ed un’ambientazione più minimale.
Il pezzo invece meno influenzato dall’elettronica e dal suono più vintage è Rude Boy, un brano dal sapore più bluesy nel quale il cantato è quasi sempre giocato sulle tonalità medie e nel quale ritorna la tromba, sapientemente impegnata in un fraseggio asciutto ma tanto essenziale quanto portante.
Come già anticipato, poi,  chiude il disco il singolo Stronger Than Pain , un pezzo fortemente radiofonico (nel quale l’impiego della melodica rende omaggio ad un caposaldo del reggae come Augustus Pablo) e particolarmente accattivante e “danzereccio” quando il brano volge al rub-a-dub.

A conti fatti Sheena è un lavoro d’esordio che riesce a tenere unite diverse anime della sub-cultura musicale reggae.
I riferimenti indiscutibili restano senza dubbio quelli dei padri fondatori del genere, Bob Marley, Lee Scratch Perry e il già citato Augustus Pablo su tutti, ma viene introdotto un uso dell’elettronica che spesso finisce per saturare positivamente le atmosfere, minimalizzando l’ambiente ed estraniando l’ascoltatore, portandolo in territori più psichedelici.
Il tutto, va detto, senza senza ricalcare stereotipi e senza voler strafare e infatti la scelta di condensare tutto l’EP in quattro tracce va in tal senso premiata.
Nonostante la potenza sonora, esiste un buon equilibrio tra la componente musicale e quella vocale.
In alcuni punti di Rude Boy e Stronger Than Pain gli ondeggiamenti e certe modulazioni evidenziano il pregresso di Teta negli ambienti pop-rock ma uno dei pregi di questo album è che l’esperienza è intelligentemente sposata con le sonorità electro-dub.

Voto: 8/10
Top Track: Rude Boy

 

*foto dalla pagina FB di Teta Mona