Anime randagie – Vietato l’ingresso a chi?

Qualche giorno fa mi sono trovato a posteggiare vicino alla chiesa di un piccolissimo paesino appena fuori Mestre. Appena sceso dalla macchina mi sono trovato di fronte il cartello che vedete nella fotografia, con il quale si vieta l’ingresso alle aree verdi con i cani. Naturalmente, visto che ho una mente contorta, mi sono subito chiesto dove fossero queste aree verdi con i cani, infatti di aree verdi ne vedevo qualcuna lì attorno, ma di cani all’interno di queste non ce n’era neanche uno.

Dato che l’italiano può essere un’opinione, al contrario della matematica, sono arrivato alla conclusione che si intendesse, con tale scritta, evitare l’accesso alle aree verdi alle persone munite di cane. Giustamente, chi ha scritto il cartello, era ben conscio del fatto che i cani notoriamente non sanno leggere, e che quindi sarebbe stata necessaria la presenza di un accompagnatore umano che leggesse il cartello.

D’altro canto però i cani non accompagnati sarebbero legittimati ad entrare, per due motivi: il primo è che essi non sanno leggere, per cui non sono a conoscenza del divieto, mentre il secondo è che il divieto in realtà non impedisce l’ingresso ai cani (infatti non è scritto che è vietato l’ingresso ai cani), ma alle persone che abbiano con se un cane. Questa mi pare una discriminazione bella e buona: perché vietare l’ingresso alle persone che hanno il cane e lasciare libero accesso alle altre? Se la preoccupazione di chi ha fatto mettere il cartello è quella di poter trovare qualche ricordino lasciato dai cani, si sarebbe potuto metterne uno in cui si intimava di raccogliere le deiezioni, cosa che oltretutto dovrebbe già essere stabilita abbondantemente a livello comunale. Oppure, meglio ancora, per evitare l’ingresso anche gli eventuali cani non accompagnati, si sarebbe potuta recintare l’area verde, impedendo nel contempo l’accesso a chiunque. Comprese quelle persone che, pur non avendo con sé un cane, lasciano in ogni dove i fazzoletti sporchi, mozziconi di sigarette, lattine vuote ed ogni altro genere di porcheria.

E questo mi porta al ricordo di un fatto avvenuto alcuni mesi fa, di fronte alla chiesa del paese in cui abito. Abbiamo una bellissima chiesa, molto moderna, con una immensa scalinata che dall’ingresso porta fino al posteggio. Ai fianchi di questa scalinata vi sono delle grandi aiole con il prato e moltissime piante di fiori, molto ben curati. Un giorno, mentre aspettavo che mia moglie uscisse dalla Chiesa, ho visto un bambino di tre o quattro anni che stava all’interno di un’aiuola strappando decine e decine di fiori. Il padre, intento a parlare al cellulare, guardava tranquillamente la scena, senza intervenire in alcun modo.

Io mi sono avvicinato e gli ho chiesto se riteneva giusto il suo comportamento. Mi rispose che, dato che si trattava di un bambino piccolo, non era giusto rimproverarlo, perché stava solo giocando. Naturalmente gli ho dato una bella lezione di educazione civica, spiegandogli che le aiuole, essendo della comunità, non debbono essere distrutte in questa maniera, e che inoltre ai bambini bisogna insegnare fin da piccoli non solo il rispetto delle cose altrui, ma anche, e soprattutto, il rispetto degli esseri viventi, quali sono le piante, che quindi non vanno torturate in quella maniera. E, per rimuovere ogni dubbio, gli chiesi cosa sarebbe successo se tutti i bambini dell’età di suo figlio si fossero messi contemporaneamente a giocare allo stesso modo alla fine della Messa: avrebbero distrutto totalmente l’aiuola in pochi minuti.

Quindi, per tornare al cartello di cui dicevo all’inizio, sarebbe molto meglio vietare l’ingresso a chiunque, non solo ai proprietari di cani: e la maniera migliore per farlo, in un paese in cui i divieti sono tranquillamente ignorati dalla maggioranza delle persone, sarebbe stata quella di recintare le aree verdi.

Bruno Manzini