Sette Ottavi – #7 Mano le Tough

di Chiara Mineo

Mano le Tough
“Trails”
Set 2016 / Permanent Vacation / elettronica, deep house


«Vengo da una piccola città sul mare e la canzone parla assolutamente di quello, della mia infanzia e di come il luogo da cui provieni rimane con te. Cerco sempre di esprimere sensazioni o stati d’animo quando produco musica, il senso di tutto è all’incirca questo per me.
 »

( Mano su The Sea Inside in Changing Days )

Novembre, primi freddi, fa più buio e le giornate si accorciano: come non pensare alla musica da Club che scalda gli animi su a Berlino?
Oggi parliamo di Trails, il nuovo disco di Mano le Tough, DJ irlandese che si colloca ben all’8 posto nella classifica annuale di Resident Advisor, noto senz’altro agli appassionati dei dancefloor elettronici.
Niall Mannion aka Mano è senza alcun dubbio uno dei nomi nuovi più interessanti del panorama deep house e il suo album Changing Days è stato il passo della consacrazione definitiva, un po’ com’è avvenuto per John Talabot l’anno scorso.
In molti hanno già speso parole importanti per lui, come Kristian Beyer degli Âme (che ha dichiarato recentemente in un’intervista “grazie a Mano le Tough, non ho alcun timore per il futuro dell’house”), ma il suo fan-club include anche figure chiave della scena nu-disco come Prins Thomas e Tensnake, che hanno voluto alcune sue tracce nelle proprie etichette, oltre ad artisti più pop come TEED e Roisin Murphy, che lo hanno scelto come remixer.

Mano si è trasferito a Berlino per sviluppare il suo penultimo album, città che lo ha fatto crescere e maturare tecnicamente e gli ha dato la possibilità di esibirsi davanti a un pubblico sempre più ampio:

– Parlando di Berlino, hai visto cambiare la città negli ultimi anni? Pensi sia ancora il centro nevralgico della club culture europea?
– Sì, è certamente ancora il centro della club culture europea, basta girarla nei weekend per vederlo.
La città è piena di gente che viene nei weekend per andare ai party e ascoltare musica.
E’ sicuramente cambiata da quando mi sono trasferito qui, ma penso sia cambiata in un modo tutto sommato positivo.
Il fatto che la musica elettronica è così profondamente parte dell’identità culturale della città è il motivo per cui mi sono trasferito qui e questo è per me una fonte di ispirazione tuttora.

manoLa sua musica è molto legata all’aspetto emotivo dell’ascolto, impressioni e stati d’animo sono sempre il punto di partenza della sua produzione musicale.
La cosa particolare di questo nuovo disco è invece che per lavorarci Mano è passato da club del calibro del Berghain (il più noto e osannato club berlinese) alle foreste svizzere, in luoghi incontaminati in cui ad accompagnarlo erano il silenzio e la vista sul lago: niente lunghe e sudate notti nei club, ma sveglia all’alba e corse mattutine per ammirare le bellezze della natura prima di ritirarsi in studio a produrre.
Il risultato è un insieme melodico, lento e introspettivo, ma molto intenso dove ogni pezzo è diverso: si apre con Running in a Costant Circleun po’ ambient e un po’ deep, che già ci dà l’idea della direzione in cui l’album vuole muoversi: fuori dalla routine quotidiana e lasciando andare la mente un po’ dove vuole, in pace con se stessa.

manIn Generations Mano usa incastri à-la-Four Tet e la sua voce per creare parte della melodia, dando un tocco morbido e pop ai brani centrali dell’album, per tornare ai bassi da house e club con I see myself in you.
Trails invece riparte con un’impronta new wave e inserisce anche qualche riff di chitarra (con qualcosa che ricorda un po’ i Kalkbrenner) per tornare sulle sonorità tutte deep electro con Something Lost.
Meilen
chiude con episodi di Balearic in un mood molto rilassante, per lasciarci un po’ con le nostre sensazioni ancora addosso dopo l’ascolto.

Insomma Trails non sposta più di tanto le fondamenta stilistiche di Changing Days, indagandole ulteriormente per tirare fuori un lato più passionale e sensoriale.
Mannion si affianca a Jamie xx tenendo d’occhio l’ultimo George FitzGerald, ma ritagliandosi anche con forza uno spazio personale in cui muoversi con notevole libertà.
L’unica nota negativa è che la voce di Mano forse poco si presta a certi giochi di pop – house, risultando un po’ atonale e distaccata rispetto alla componente sonora, lasciando fuori l’ascoltatore da quello spazio intimo in cui vorrebbe condurlo.
Non vi resta che ascoltarlo e dirci cosa ne pensate, e perché no aspettare la prossima uscita che dovrebbe stupirci ancora.

VOTO: 8/10
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