Sette Ottavi #10 – Fast Animals and Slow Kids

di Fiorella Di Cillo

Fast Animals and Slow Kids
“Forse non è la felicità”
Feb 2017 / Woodworm/ pop-rock


«Siamo molto egocentrici, parliamo di ciò che succede a noi, di quello che viviamo in prima persona. Non abbiamo la pretesa di essere un punto di riferimento per qualcuno, o addirittura per una generazione
»
(Aimone Romizi, La Stampa, 03/02/2017)

È il 12 dicembre quando ricevo un sms da parte di un amico con scritto: “Oh, stanno tornando”.
In un primo momento, ovviamente, non capisco di chi stia parlando ma poi conoscendo la persona che me l’ha inviato restringo il campo: parla di musica,  di un gruppo, probabilmente uno di quelli che entrambi amiamo e che è fuori dai giochi da qualche tempo.
Credo di aver capito ed internet me lo conferma: come hanno fatto i Radiohead su tutti ma ultimamente anche molti altri, i Fast Animals and Slow Kids hanno cambiato immagine di profilo e copertina della loro pagina Facebook e può voler dire solo una cosa. Rispondo: “Sì, stanno tornando.

I Fast Animals and Slow Kids sono un gruppo nato a Perugia tra la fine del 2007 e il 2008, formato da quattro amici: Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti.
Il loro primo EP dal nome ‘Questo è un cioccolatino’ viene pubblicato nel 2011 dalla ormai famosa etichetta indipendente To Loose la Track e sin da subito fa sì che i quattro vengano notati da band già ben presenti nel panorama indipendente italiano come i Ministri o gli Zen Circus.
Tant’è che il loro album d’esordio ‘Cavalli’ sarà prodotto proprio da Andrea Appino, frontman degli Zen Circus, e pubblicato dall’etichetta Ice for Everyone, di proprietà della stessa band toscana.
Il disco tiene insieme rock, punk, pop, presenta brani dal suono compatto che annullano la distanza tra chi suona e chi ascolta e che sembrano suonati  direttamente in  cuffia.
La potenza della voce di Aimone poi permette ai testi di arrivare subito, di percepirne la rabbia e a volte la frustrazione, condita con quel “disordine che cambia le cose, le trasforma”, per citare il loro bano ‘Pontefice’. Si capisce sin da subito che i F.A.S.K. hanno l’innata capacità di far cantare (o meglio urlare) e saltare la gente sotto il palco.

A distanza di poco più di un anno dal notevole esordio, tirano fuori ‘Hybris’ (2013), disco da undici canzoni nelle quali si percepisce subito un palpabile salto di qualità rispetto al primo album: meno cazzeggio, come loro stessi dicono, e meno primordiale istintività sonora, tutto è più pensato e studiato.
Si continuano ad urlare nel microfono parole che raccontano dubbi, insicurezze ed angosce giovanili che quasi tutti colgono e capiscono, senza però che versi d’amore e grandi interrogativi esistenziali suonino scontati o banali.
Hybris’
, che viene considerato ancora oggi uno dei migliori album italiani del panorama alternativo degli ultimi tempi, permette così al gruppo di guadagnarsi una dignità artistica pari a quella di mostri sacri della scena indipendente in circolazione da ben più anni.
Tant’è che il percorso di crescita emotivo e musicale della band prosegue nel 2014 con ‘Alaska’, lavoro figlio di un viaggio in terre lontane, nel quale si ritrovano quei musicisti cresciuti velocemente e forse a tratti meno arrabbiati, come si percepisce dall’atmosfera profonda e cupa che il sound trasmette. Album sicuramente più intimo che si sviluppa, tra una nota di disperazione, un grido d’aiuto ed una forse a volte eccessiva drammaticità.

“Guarda tutto intorno, come sta cambiando. Allacciati le scarpe che c’è da camminare” sono invece le prime parole di Asteroide con le quali si apre invece l’ultimo album del gruppo, ‘Forse non è la felicità’, uscito il 3 febbraio di quest’anno con l’etichetta Woodworm.
A fare da ponte tra i due album c’è il bravo Annabelle, primo singolo estratto (rilasciato il 16 dicembre) nonchè primo brano a essere stato scritto proprio durante un viaggio in Alaska.
Come ha spiegato Aimone, se ‘Alaska’ era un disco circoscritto, una sola fotografia di un momento preciso,  un concept album registrato e stampato in tre mesi, ‘Forse non è la felicità sfugge’ a questa logica.
Come per i precedenti lavori, anche stavolta la band si riunisce in una casa sul lago Trasimeno, nella quale spendono un mese per miscelare influenze che vanno dai Rolling Stones ai Pearl Jam e la certezza che i soggetti delle storie di cui si fanno portavoce sono ancora loro.
Il processo di crescita che i perugini hanno affrontato risalta all’occhio già nel leggere i titoli delle canzoni che si muovono da Giorni di gloria a Tenera età fino ad arrivare a Giovane, penultima traccia.
Le architetture sonore sono ancora più alleggerite così come più ridotte sono le urla del frontman, il tutto pensato per lasciare il posto ad un disco più cantato, più musicale e sicuramente meno immaturo da un punto di vista emotivo.
I temi restano più o meno gli stessi e tra loro concatenati (l’amore, la giovinezza, il tempo) ma cambiano le parole ed i modi, anche se non si abbandonano mai del tutto le sonorità degli inizi.
Se ad esempio un brano come Montana riprende fotografie del  viaggio in Alaska, in Capire un errore tornano i riff rabbiosi caratteristici del lavoro precedente, mentre 11 giugno, forse il brano più commuovente dell’album, è quello che che maggiormente se ne allontana.

Con questo album i Fast Animals and Slow Kids, sono riusciti a realizzare un lavoro spontaneo ma allo stesso tempo forse il più complesso della loro carriera, perché nato da una assoluta libertà espressiva, in un mix di influenze, ricordi, esperienze e sentimenti che forniscono un ascolto emozionante ma allo stesso tempo crudo e a tratti feroce.
Forse questa non è la felicità dei Fast Animals And Slow Kids ma le loro idee limpide, le parole graffianti ed il volume altissimo possono forse costituire un buon punto di partenza per raggiungerla.

VOTO: 8.5/10
TOP TRACK: Giovane