Anime randagie – Cosa è la felicità?

Spero che vorrete perdonarmi se oggi faccio un po’ il filosofo. Mi è capitato molte volte di chiedermi cosa sia la felicità, e come fare per ottenerla. Credo di aver trovato una buona risposta quando, recentemente, abbiamo preso con noi Lucio, un simpatico cagnolino di piccola taglia. Chi mi segue lo conosce già, ne ho già parlato alcune volte. Oggi però non voglio parlare di lui, ma di mia moglie. Lei, durante tutta la sua vita, non aveva mai avuto cani, quindi l’arrivo di Lucio è stata una nuova esperienza. Quando abbiamo avuto l’idea di prendere con noi un cane, lei era stata d’accordo, ma aveva manifestato molte perplessità. Io l’avevo rassicurata perché, per mia fortuna, fin da quando ero piccolo ho sempre avuto la compagnia di uno o più cani, e quindi posso vantarmi di avere una certa esperienza in merito. Purtroppo però è molto difficile spiegare cosa significhi avere un cane, a chi non ne ha mai avuti, soprattutto quando si vuole cercare di descrivere il rapporto affettivo che si instaura con lui. L’adozione di Lucio è stata un processo graduale, che ci ha dato il tempo di conoscerlo, prima di portarlo a casa. I volontari del canile infatti, nel momento in cui lo abbiamo scelto, ci hanno chiesto di venire almeno tre o quattro volte e di stare un po’ di tempo con lui, prima di consegnarcelo. Abbiamo passato diverse ore portandolo a passeggiare nel vicino Parco di San Giuliano, giocando con lui, imparando quindi a conoscerlo un po’. Mia moglie, Annalisa, ha cominciato già in quei momenti a vedere come si comportava il cane, come giocava, e nelle ultime nostre visite, ha visto che lui ci riconosceva e ci scodinzolava felice appena ci vedeva arrivare. Probabilmente lo faceva anche perché sapeva che, con noi, avrebbe usufruito di una passeggiata extra. Ma, successivamente, quando è arrivato a casa nostra ed ha cominciato ad ambientarsi, ha cominciato a capire che, ogni mattina, Annalisa e Corrado (mio figlio), escono per andare rispettivamente al lavoro e a scuola e poi tornano a casa. Adesso Lucio aspetta Annalisa ad orario di pranzo, posizionandosi davanti al cancello del giardino e, appena sente il rumore della nostra macchina in fondo alla strada, comincia ad abbaiare festoso, scodinzolando, saltando a destra e a manca. Appena Annalisa entra dal cancello lui si sbizzarrisce a farle le feste, girandole intorno, saltandole addosso, cercando di darle i “bacini”. Comincia a calmarsi solo dopo qualche minuto, ma fino a quel momento vuole tutte le sue attenzioni. Anche Annalisa si è abituata ad essere accolta in questo modo; e dopo le prime due o tre volte si è resa conto di quanto affetto ti può dare un cane. Essere accolti in questo modo quando si rientra a casa dopo una giornata di lavoro, anche se magari si è stanchi, se magari si è un po’ svogliati, ti fa una bella iniezione di energia positiva, ti rende più allegro, e ti ricorda che c’è ogni giorno qualcuno che ti aspetta, che ti vuole bene in maniera incondizionata. Io ho visto che Annalisa, da quando abbiamo il cane, è più contenta, più rilassata, ed anche io, vedendo tutte queste effusioni al suo rientro, mi sono lasciato contagiare da Lucio. Certo, io non scodinzolo, però vedendo queste scene ogni giorno, mi sento più contento. Ecco, sono giunto alla conclusione che la felicità ci è data in gran parte anche da questi piccoli momenti di gioia. Mi ricordo che Papa Giovanni XXIII, in un famoso discorso, esortò i padri ad abbracciare i propri figli, quando rientravano a casa, a dargli una carezza. Quanta saggezza in quelle parole! Ed io, nel mio piccolo, vorrei aggiungere anche di dare una carezza al nostro cane, che ci accoglie ogni giorno facendoci le feste e rendendo il nostro rientro a casa più felice.

Bruno Manzini.