La grande bellezza

A due giorni dall’oscar al film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, l’Italia, il paese dell’eterno paradosso, vive come un ubriaco inconsapevole.
La grande bellezza, l’ha chiamato Paolo Sorrentino: un film che però racconta la decadenza, l’esagerazione e probabilmente la grande bruttezza ostentata, che  si trova sotto gli occhi di tutti, in questo martoriato paese. Che poi è il nostro.
La decadenza e la mediocrità di un Paese che si trova tra le mani, frammenti di storia dal valore inestimabile.
Il Paese dei romani, degli etruschi, di Michelangelo e Leonardo.
Il Paese che non riconosce la bellezza di Pompei, perché la lascia crollare. Pezzo dopo pezzo. Frammenti di mondo antico che ci appartengono quasi per caso, e di cui il nostro Paese non sa e non vuole prendersi cura.
Quel piccolo quadretto di vita quotidiana che si sgretola, come un vaso che continua a rompersi. Il tempo della bella Pompei, che si è fermato e che rappresenta la fotografia di quanto accadde quando il Vesuvio fermò le vite degli altri, viene cancellato dalla noncuranza delle istituzioni che da anni ne ignorano la bellezza. Appunto.

Pompei

Dopo due cedimenti avvenuti sabato 1 marzo e domenica 2 marzo, a crollare è stato il muro di una bottega su via di Nola, nella Regio V, insula 7, civico 19. La bottega è adiacente a un’area non scavata: le forti piogge degli ultimi giorni hanno causato un piccolo smottamento del terreno, che premendo sull’edificio ha provocato la caduta di parte del muro. L’area, già chiusa al pubblico, è stata ulteriormente transennata.
E mentre Paolo Sorrentino vinceva il suo Oscar, mentre stringeva quella statuetta tra le mani e ringraziava la sua famiglia, i muri del piccolo scrigno campano venivano giù. Inesorabilmente.
Curioso no? Quello che non è riuscito a fare il vulcano, lo sta facendo l’assoluta mediocrità di chi da anni avrebbe avuto il dovere di prendersi cura della sua delicatezza.
L’Italia della grande bellezza di Sorrentino è anche quella dell’Ilva di Taranto, divisa dall’odioso ricatto salute e lavoro. L’Ilva, che ha mietuto quasi le vittime di una guerra. L’Italia corrotta, razzista, ipocrita, caciarona e un po’ ignorante.

Ma si sa, dopo un oscar sono tutti più felici. Gli italiani sono così, come per i mondiali; sono tutti vincitori, tutti allenatori, tutti registi.