Lo chiamavano “La Sajetta”

Una carretta anni Trenta da fornaio, le scarpe rosse, il casco in testa e una sciarpa arcobaleno attorno al collo. Andrea in città lo conoscono come la Sajetta, che in italiano significa “la saetta”.
Il nome sembra appartenere ad un supereroe.
E in effetti, Andrea, sembra proprio un supereroe, di quelli che si vedono nei fumetti. Quelli che affascinano i bambini e i grandi.
Andrea ha il volto buono, la barba, i capelli lunghi e mossi.
Ieri ho sentito parlare di lui per la prima volta, guardando in un video la sua storia, che in poche ore ha fatto il giro del Web, raccontando il suo lavoro su due ruote.
In circa quattro minuti, Andrea Saccon, ha spiegato il suo concetto di tempo e la sua filosofia di vita declinata ad un nuovo lavoro. La consegna su due ruote.

Andrea Saccon, la Sajetta

 

Andrea, come hai avuto questa idea, che in realtà sembra una vera e propria folgorazione, della consegna su due ruote? Di che cosa ti occupavi prima?
Fino al novembre 2012 mi occupavo di controllo di gestione in una multinazionale nel settore dell’ottica.  Dopo continue riduzioni del personale ho deciso di licenziarmi.
Negli ultimi sei mesi di lavoro avevo chiesto di essere in ferie tutti i venerdi: mi sono comprato una bicicletta anni Venti con il carretto da panettiere e consegnavo frutta e verdura biologica per conto di una ditta di Milano.
Il 30 novembre 2012 è stato il mio ultimo giorno di lavoro da dipendente e da allora ho deciso di mettere la bicicletta al centro della mia attività: ho aperto una Partita Iva, mi sono iscritto alla Camera di Commercio e ho cercato un’assicurazione per coprire qualsiasi danno/incidente. Ho quindi deciso di offrire il mio servizio a ditte, privati, studi professionali e negozi.”

 La fatica non ti spaventa mai?
“Per il momento sto pedalando sulle ali dell’entusiasmo!”

 

Nel video fai riferimento al valore che dai al tuo tempo. In un momento in cui il tempo sembra non bastare mai, dove tutti sono ostaggio del tempo che passa, pensi di essere una mosca bianca?
“Non pendo di essere una mosca bianca. Ho incontrato anche commercianti in grado di dare il giusto valore al loro tempo e quindi anche a quello degli altri.”

 

Andrea, nel giro di poche ore la tua storia è entrata nelle case delle persone, in tutta Italia. Speri che anche altri seguano il tuo percorso?
“Devo dire che sono rimasto molto colpito. Io non ho inventato niente: in altre città italiane, ci sono altre persone che già da anni fanno un mestiere uguale al mio, io l’ho solo adattato alla mia città.
Ho ricevuto diverse e-mail di persone che vorrebbero fare questo lavoro in città dove ancora non c’è e chiedono consigli su come muoversi.

Dal tuo sguardo sembri molto felice nel raccontare ciò che fai. Siamo indiscreti se ti chiediamo se sei felice?
“Non siete indiscreti e io non ho nessun problema a rispondervi: sono felicissimo!
Sono sempre più convinto che la scelta che ho fatto sia quella giusta. Ogni consegna che faccio è significa un furgoncino, o una macchina, in meno che gira per la mia città.” 

La bici al centro di tutto. La bici come strumento di libertà, di nuova emancipazione sul lavoro e come strumento che tuteli veramente l’ambiente in cui viviamo.
In un anno di attività Andrea ha percorso in bicicletta 15 mila chilometri, risparmiando quindi circa quattro chili di CO2.
Il tempo effettivo di una consegna è di circa 15 minuti. Su una bici degli anni Venti.
Andrea, la Sajetta, è davvero un supereroe.