Get Up! – Ben Harper e Charlie Musselwhite in blues

Blues. Mi sono avvicinato a questo genere perché i miei amici spulciavano quei cd degli anni ’50, ’60,’70 della prima black-music in grande stile. Quella che sconvolse il mondo. Trovai impossibile resistere. Hoodoo Man di Junior Wells mi travolse. Ma al di là del ricordo nostalgico di una giovinezza passata tra assoli e voci che penetrano lo stomaco, come avrete notato – per chi mi legge – vivo la musica come un’esperienza profondamente intestinale, in questo tempo che scorre fatalmente ho scoperto che nel 2013 Ben Harper e Charlie Musselwhite hanno registrato un fantastico album blues, precisamente Chicago blues (quello elettrico alla Muddy Waters, Buddy Guy, Otis Spann, Willie Dixon, Sonny Boy, e mille mila altri…), un album imperdibile per due motivi: Ben Harper è un artista a tutto tondo, con i cosiddetti, e, per chi non lo conoscesse, Charlie Musselwhite è tra i più grandi armonicisti della vecchia scuola, quella di lavoro di merda e serate nei locali ad improvvisare elettrizzanti malinconie, non a caso ha collaborato anche con i padri del blues elettrico. Charlie è stato uno dei primi bianchi riconosciuti per il suo inequivocabile talento tradotto in ebbrezza musicale.

Il primo assaggio:

Dunque, due nomi due garanzie: Get up! – titolo del loro lavoro. Alzati!, e io personalmente mi alzo e godo perché spaccano, e perché “the blues never die”, per dirla con Otis Spann.

Quaranta minuti di un blues che affonda in quel folklore nero d’oltreoceano che cresce sul marcio. Lo suggerisco agli appassionati e non.