“Sorveglianza social” made in Uk

Big Brother is watching You, scriveva George Orwell nel suo visionario “1984”. Big Brother is watching You era anche una delle frasi che contraddistinguevano le ore di inglese alle scuole superiori: ricordo il mio insegnante che in ogni modo tentava di farci comprendere il significato agghiacciante che stava dietro, e dentro, quelle cinque parole.
E ci sono voluti degli anni perché io trovassi una strada per capirlo veramente che cosa significasse quell’estratto di “1984”; certo, il capolavoro di Orwell, pubblicato nel 1949 a ridosso del conflitto mondiale più difficile del Novecento, doveva essere una sorta di sentinella che ricordasse quanto stupido fosse omologarsi alle ideologie e al pensiero unico, ma non ho voluto citare Orwell per parlare semplicemente di omologazione.
La frase che ho preso in prestito è un pretesto per raccontare cosa accade a Londra. Proprio in questo momento. Magari sui social-network.

A seguito di un’azione legale contro il governo britannico promossa da Amnesty International, Privacy International, American Civic Liberties Union e da altre sei associazioni per le libertà civili di Egitto, Irlanda, Ungheria, Pakistan, Canada e Sudafrica, Charles Farr, direttore generale dell’ufficio per la Sicurezza e l’antiterrorismo, si è visto costretto a confermare la presenza di una sorta di politica segreta che ha consentito la sorveglianza di massa degli utenti di Facebook, Twitter, Google e Youtube in territorio inglese.
E così accadeva nel 2014 che un qualsiasi utente, mentre credeva di scegliere la sua playlist musicale, o mentre componeva una e-mail, non era solo. Qualcuno osservava i suoi movimenti. Qualcuno filtrava le sue parole. Tutto a sua insaputa.
In principio fu Edward Snowden, l’ex informatico consulente della Nsa (National Security Agency), a svelare al mondo intero le pieghe della realpolitik: dietro all’etica stava la politica e qualcuno aveva deciso che fosse giusto controllare, in modo capillare i propri cittadini attraverso la Rete, senza dare loro alcuna spiegazione.
Lo definirono la Talpa e in meno di un mese, il trentenne statunitense con la faccia pulita e gli occhiali, aveva messo in imbarazzo e destabilizzato i rapporti politici tra paesi.
Dopo le rivelazioni di Snowden sui programmi di sorveglianza di massa promossi dai governi di America e Regno Unito attraverso l’Nsa e il Gchq (il quartier generale delle comunicazioni), i cittadini inglesi sono venuti a conoscenza di come il loro governo abbia operato un’intrusione imponente nelle loro comunicazioni attraverso Tempora, un vero e proprio programma di sorveglianza nascosto.

La politica segreta, resa nota dalle organizzazioni per i diritti umani, si basa sull’aggiramento delle disposizioni del Ripa (Legge sui poteri di sorveglianza da parte degli organismi pubblici, del 2000) in materia di intercettazioni.
Secondo il Ripa, le “comunicazioni esterne” possono essere monitorate in forma indiscriminata sulla base di un “provvedimento generale”, mentre le “comunicazioni interne” tra persone residenti nel Regno Unito possono esserlo solo a seguito di un “provvedimento specifico”, ossia individuale, quando vi sia qualche ragione per sospettare che la persona in questione stia svolgendo attività illegali o terrorismo.

Ma il governo di Londra, in un qualche modo, è riuscito ad aggirare queste regole, stabilendo che le attività su Facebook e altri social media, così come le ricerche su Google, sono “comunicazioni esterne” in quanto usano piattaforme web che hanno sede negli Usa.

Negli ultimi anni, alla Rete spesso è stato affidato un compito che per natura non gli apparteneva, ovvero quello di ospitare voci di dissidenti ad esempio, con la speranza che questo scrigno, Internet, fosse utile per la difesa delle libertà individuali in luoghi in cui le libertà personali venivano continuamente violate e messe in discussione. L’Occidente poi si è auto-incoronato campione di una certa libertà virtuale.

Big-Brother
Seguendo questo ragionamento, un po’ ingenuo, gran parte dell’utopia che da sempre ruota attorno al Web ha fatto in modo che molti cittadini dimenticassero che il mondo del Web, oltre a ospitare l’attivismo, l’informazione e l’intrattenimento, allo stesso tempo è in grado di trasformarsi in una trappola che non conosciamo fino in fondo. Una trappola ben controllata, che sa tutto di noi e che ci guarda. Continuamente.