Ma ‘ndo vai se il goldone non ce l’hai?

Nata nel 1988 in seguito ad un summit mondiale sulla prevenzione, la Giornata mondiale per la lotta all’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita), ogni anno riaccende il riflettore su una delle epidemie più distruttive che si ricordino nella storia.

Dal 1981 ad oggi, infatti, sono più di 25 milioni i decessi, solo 42 mila in Italia. Oggi nel nostro paese i sieropositivi sono circa 150 mila e più di un terzo degli infetti non sa di esserlo. Ogni anno avvengono più di 4000 nuovi contagi e oltre 1000 morti.
L’Italia risulta essere il paese occidentale più colpito, sarà anche il più ignorante in materia? Ovviamente si. Sono tantissime le leggende legate all’Hiv e purtroppo l’inconsapevolezza è direttamente proporzionale al contagio.
I media non ne parlano e nonostante l’80% dei contagi è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, solo il 35% dei ragazzi e delle ragazze italiani usa il preservativo.

Sarà mica che l’educazione sessuale e l’educazione alla sessualità nelle scuole sono praticamente e sorprendentemente assenti?
Ammetto che anche io, per sapere qualcosa in merito, ho dovuto informarmi da me, scoprendo l’esistenza di una serie di miti da sfatare. Per fortuna, a questo proposito, è possibile consultare anche online il materiale informativo delle tante associazioni che da anni hanno dichiarato guerra all’Aids, come le italiane LILA e ANLAIDS per esempio.

Ecco tutto quello che ho sempre voluto sapere sull’Aids e che nessuno ha mai osato spiegarmi:

  • La maggior parte delle infezioni viene trasmessa da persone inconsapevoli di essere HIV positive, che dunque non adottano alcuna precauzione poiché solitamente l’infezione decorre per anni senza causare disturbi. Anche per questo è estremamente importante sottoporsi al test se ci si è esposti a un rischio.
    L’esame è gratuito, generalmente non è necessaria la richiesta del medico di base, basta contattare le Unità operative relative delle Asl. Si può effettuare il test dell’Hiv dopo 4/6 settimane: se il risultato è positivo, si può considerare l’esito definitivo; se invece il risultato è negativo è consigliato un test di conferma a 3 mesi dal rapporto a rischio. Esiste una Profilassi Post Esposizione (PPE), risorsa preventiva di sola emergenza che va iniziata non oltre le 48 ore dall’esposizione al rischio.
  • Per entrare nello specifico del contagio, sangue, sperma e secrezioni vaginali sono in grado di trasmettere l’HIV se entrano in contatto diretto con lesioni delle mucose o ferite aperte, mentre saliva, urina e sudore non veicolano il virus.
    L’unico altro liquido biologico in grado di trasmetterlo è il latte materno, per questo una donna con HIV dovrebbe evitare l’allattamento al seno.
    I rapporti penetrativi, sia vaginali che anali, sono a rischio per entrambi i partner. Il preservativo, utilizzato correttamente e dall’inizio del rapporto, elimina il rischio.
    I rapporti orali sono a rischio solo per la persona che li pratica, non per chi riceve la stimolazione.
    È più sicuro praticare la fellatio con il preservativo, ma nel caso non lo si utilizzi è necessario evitare lo sperma in bocca.
    La trasmissione del virus attraverso il cunnilingus è estremamente remota: l’utilizzo di una barriera tra bocca e vagina (Dental Dam o pellicola per alimenti) elimina ogni rischio. Bisogna comunque evitare il contatto anche con il sangue mestruale.
    Oltre al preservativo maschile, anche il Femidom (profilattico femminile) è un validissimo strumento di prevenzione.
  • Una persona cui viene diagnosticata l’infezione da HIV in fase precoce e che risponda bene alle terapie può aspettarsi di vivere una vita praticamente normale. Se, al contrario, la diagnosi è tardiva (successiva al momento in cui è opportuno iniziare i trattamenti farmacologici), aumentano le possibilità di vivere in uno stato precario di salute o di morire precocemente.
    La ricerca sui farmaci oggi è in continua evoluzione; attualmente devono essere assunti per tutta la vita, ogni giorno e a orari stabiliti. Le terapie anti HIV disponibili sono talmente efficaci che non solo pochissime persone HIV positive arrivano ad avere una diagnosi di AIDS, ma sono anche in grado di ridurre la quantità di virus nell’organismo a livelli talmente bassi, da renderne estremamente improbabile la trasmissione ad altri.
  • La possibilità che una madre sieropositiva trasmetta l’HIV al proprio figlio si riduce drasticamente seguendo idonea terapia durante la gravidanza, partorendo con parto cesareo ed evitando l’allattamento al seno. Un uomo con l’HIV non può trasmettere il virus direttamente al nascituro. Per consentire alla partner di rimanere incinta senza contrarre l’HIV, è possibile eliminare il virus dal seme mediante il “lavaggio” dello stesso in laboratorio ed eseguire una inseminazione endouterina. In determinate condizioni (quando l’efficacia della terapia antiretrovirale riduce la quantità di virus sotto una certa soglia) è anche possibile un concepimento naturale.

Nel 2014, la regola del “tanto a me non può succedere” è ormai fuori moda, come l’ignoranza, soprattutto per i rapporti occasionali.
Oggi ci sono talmente tanti tipi di profilattici, per tutti i gusti e per tutte le esigenze,  che la storia del “ma vuoi mettere la sensazione del farlo senza?” non attacca più: meglio un preservativo oggi che un virus domani.