Oscar 2015 – per i costumi o per le mutande, purché se ne parli.

L’anno scorso era stato il selfie di gruppo della presentatrice Ellen DeGeneres a diventare virale, raggiungendo numeri di condivisione da record. Quest’anno, penso che ricorderò la cerimonia degli Oscar per le mutande bianche di Neil Patrick Harris. Una comicità firmata U.S.A, quella dell’attore consacrato al grande pubblico con “How I Met Your Mother”, per rendere omaggio alla celebre scena del pluripremiato Birdman. Oscar per il miglior film, per la miglior sceneggiatura originale e per la miglior fotografia. Infine, a ritirare l’Oscar come miglior regista, un’elegante e affascinante Alejandro González Iñárritu.

Tre premi al coloratissimo e ironico The grand Budapest Hotel di Wes Anderson, uno dei quali – l’Oscar per i migliori costumi – è Made in Italy e porta il nome di Milena Canonero. E’ il quarto Oscar nella carriera della costumista di origini torinesi, che ha ritirato il premio quasi in punta di piedi, ringraziando tutti, soprattutto Anderson. “Sono timida”, dice. Ma per me, rimasta incantata dai racconti di Zero Moustafa e da quelle atmosfere da fiaba, è un sì.
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Meritato Oscar per il miglior attore a La teoria del tutto, noto per aver commosso le folle. A Interstellar riconosciuti i migliori effetti speciali. Patricia Arquette, con Boyhood, vince il premio come miglior attrice non protagonista e non perde l’occasione per ricordare che Hollywood non sfugge al tema della parità salariale, anzi, è arrivato proprio il momento di parlarne. Che donna. Emma Stone dovrà invece aspettare l’anno prossimo per riscattarsi. Nel frattempo si consola con un’altra statuetta degli Oscar: fatta di Lego.
Lo scivolone avviene durante la parentesi aperta dalla cattiva de Il diavolo veste Prada. per ricordare i vuoti lasciati nel mondo del cinema da chi non c’è più. Per l’Italia, ci si ricorda Virna Lisi e ci si dimentica di Francesco Rosi. Ahia, è polemica. In realtà pare che il regista, scomparso lo scorso gennaio, non sia stato l’unico a cadere nel dimenticatoio. Alla fine di tutto, c’è chi parla di risultati scontati e chi, invece, col malcontento trova sempre qualcosa da ridire.
Per quel che mi riguarda, il mio pensiero non può andare che a DiCaprio: l’Oscar di Lego se lo sarebbe meritato pure lui lo scorso anno. Se non altro, per la costanza con cui si avvicina ai premi senza mai prenderne uno.