Revolution (A)live incontra Colapesce

Il 24 aprile siamo andati a vedere il concerto di Colapesce al Mattatoio Culture Club di Carpi (MO). Sul palco un Lorenzo Urciullo (Colapesce) di poche parole che – forse per timidezza, forse per riservatezza – ha affidato tutto alla musica più che alle chiacchiere. E si è affidato bene. I pezzi del suo ultimo album “Egomostro” ci sono arrivati con l’energia di un treno. Inoltre il Mattatoio, a dispetto del nome, era un posto bellissimo, piccolo e dalle atmosfere retrò. Nel pomeriggio abbiamo fatto un’incursione prima del soundcheck e, tra poltrone vintage e musicisti che montavano gli strumenti, abbiamo fatto una chiacchierata con Lorenzo su questo suo ultimo progetto. Di seguito un estratto dell’intervista.

Il mio nome è una vecchia leggenda siciliana del periodo di Federico II ed è una leggenda che narra le gesta di questo ragazzo che ha le stesse capacità di un pesce, quindi riesce a stare in acqua come se avesse le branchie, riesce a stare ore come un pesce sott’acqua. Si accorge che la Sicilia sta per crollare, per sprofondare. Una delle colonne sta per rompersi – quella del Messinese, logorata dalla lava dell’Etna – e Colapesce la regge, quindi sacrifica la sua vita per amore della sua terra.

Il tuo nuovo album, che stai portando il tour proprio adesso, si chiama Egomostro. Hai inventato un neologismo in pratica…
Sì, è una sorta di neologismo ma anche un gioco di parole con “ecomostro”, che è una costruzione brutta in un posto bello quindi mi piaceva questo paragone. L’Ego in realtà si può considerare un posto dell’anima e, avendo una parola nuova, è come se hai un contenitore vuoto che puoi riempire con vari significati. Quindi il disco è una sorta di concept album che ruota intorno a questo concetto di bruttura dell’anima.
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In particolare mi ha fatto piacere anche un po’ scoprire un richiamo alla cultura reggae – me la puoi passare così? – di qualcosa in levare, sia nel primo album che nel secondo album. Nel primo album “La zona rossa”, nel secondo album “Brezsny”.
Più che reggae, c’è questa influenza esotica che probabilmente viene dal mediterraneo. Comunque sono pure nato e cresciuto in una terra… per me è più vicino Tunisi che Roma geograficamente, quindi probabilmente questa cosa un po’ ha influenzato involontariamente tutto il lavoro. Anche gli ascolti che faccio, ascolto molta musica di quella scena africana, Tinariwen…
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Mi ha colpito una frase di “Reale”, che è il pezzo che è uscito da poco in videoclip, che dice così: “Non serve l’ipnosi regressiva, non serve un mago, è solo la vita”. Ce la spieghi?
In realtà è legata, non si può estrapolare dal testo perché la frase prima è “amare basta, lo faccio a testa alta”. Potrebbe sembrare una canzone d’amore serena, però in realtà poi ho descritto questo rapporto – una roba personale, quindi non entro troppo nel merito – però spesso i rapporti diventano delle micro – discariche di paure, di ansie, diventano altro. Quindi si perdono di vista le cose belle e, inevitabilmente, questo rapporto micro – discarica col tempo poi logora l’amore. “Amare basta, lo faccio a testa alta” è una sorta di piccolo manifesto.
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Per quanto riguarda l’onestà, Colapesce si riesce a vedere tra vent’anni come artista e, se sì, in che modo?
No, non faccio progetti a lunghissimo termine. Non li ho mai fatti e non do per scontato che questo non è il mio ultimo disco e basta. Non per forza devi fare il musicista nella vita. Se uno a un certo punto non ha un cazzo da dire, secondo me deve anche avere l’onestà intellettuale di ritirarsi. Forse in quel modo dai spazio a chi ha delle cose da dire, invece oggi siamo imballati di artisti che sono un po’ – come li chiama un mio amico – i “metalmeccanici dell’indie”, che sono sempre lì a produrre dischi nuovi ogni anno, sempre in tour, anche quando in realtà poi magari percepisci che non c’è più quella freschezza o che non hai più cose veramente forti da dire ma sei lì a ridire sempre le stesse cose in maniera diversa. Spero di non arrivare a quel livello. A quel punto penso che cambierei mestiere.

Per tutte le altre curiosità, dalla ricetta della pasta con le sarde alla questione “arancino o arancina”, passando per collaborazioni musicali e scelte stilistiche, e se volete sapere chi vince tra Colapesce ed Egomostro, ascoltate la puntata!