Dai giochi agli stereotipi sociali

Una mia amica avrà a breve un bambino. E’ un maschio. Manca un mese alla nascita tuttavia già penso a cosa regalare al piccolino quando nascerà, come è da tradizione. Entro in un negozio per bambini e mi dirigo immediatamente al reparto colorato di azzurro dove si possono trovare tutti i trattori e le macchinine possibili e immaginabili, costumi da supereroe, armi giocattolo, mostri, dinosauri, animali, piccoli cantieri compresi di ruspe e operai. Più avanti c’è un angolo con bavaglini, tutine, scarpette per i neonati. Tutto azzurro.

Perché devo comprare per forza qualcosa di azzurro? Perché è un maschio. Cosa gli prendo, un bavaglino rosa? I genitori mi prenderanno per scema… e perché mai? Chi ha deciso che i colori sono rosa per le femmine e azzurro per i maschi? Chi ha deciso che le bambine devono giocare con le bambole a fare la mamma e invece i maschietti giocano con i trattori?

Siamo tutti vittime, inconsciamente, di un pregiudizio così persistente che nemmeno ci pensiamo più. Perché pensiamo che ad una bambina non potrebbe piacere giocare con le macchinine? Gliene abbiamo mai data una? Siamo noi che decidiamo con cosa devono giocare i nostri figli e noi abbiamo deciso che la femmina gioca con la bambola, mentre il maschietto gioca con la macchinina.

Questi meccanismi conducono ad una tempestiva differenziazione dei ruoli tra maschio e femmina. Lei impara a fare la mamma e la brava donna di casa, lui impara a sentirsi l’individuo dominante nella famiglia.

Nel libro “Dalla parte delle bambine” (edito da Feltrinelli), Elena Gianini Belotti cita un esperimento effettuato nelle scuole materne. A quell’età comincia a delinearsi la personalità e il carattere del futuro adulto, perciò sono gli anni più importanti. In una classe viene chiesto di disegnare prima la mamma e poi il papà. Una volta raccolti i disegni non si resta stupiti nel notare che la mamma viene rappresentata con il grembiule accanto ai fornelli o con la scopa in mano, mentre il papà è vestito con la giacca e la cravatta e va al lavoro. I bambini hanno già imparato quali sono i ruoli che la società si aspetta che assumano. E’ piuttosto triste, a dire il vero.

In un’altra scuola materna, Elena Gianini Belotti ha osservato i comportamenti dei bambini durante la giornata. Le femmine dopo il pasto dovevano ripulire i tavoli mentre i maschi continuavano a giocare. Quando ha chiesto alle maestre il motivo di tale disparità, le hanno risposto: “In questo modo si allenano per il futuro”. E il maschio non deve imparare a pulire? Non dovrà mai cucinare per sé? Non è previsto che lo sappia fare e, nel caso ne sia capace, lo si loda come se non ci fosse un domani. Se una donna sa cucinare è perfettamente normale. Perché la donna è più “predisposta” alla cucina o alla pulizia della casa? No, è perché lo impara fin da piccola. Questo è ciò che ci si aspetta da lei.

Da considerare vi è anche il processo identificativo dei bambini nei confronti dei genitori. Per dirla in parole povere, l’imitazione dei comportamenti e degli atteggiamenti, quindi è di fondamentale importanza che i genitori siano un buon specchio per i figli. La divisione dei lavori domestici, della cucina, la possibilità per la madre di andare al lavoro sono i primi passi per far sì che i bambini imparino più in fretta cosa vuole dire la parità dei sessi. Vedere il padre che cucina farà capire al bambino che non è una “cosa da femmine” saper cuocere la pasta. Vedere la madre andare al lavoro costituirà un esempio per la bambina che crescerà più ambiziosa, desiderosa di ottenere il suo posto nel mondo, oltre a costruirsi un giorno la sua famiglia.

Fin dai primi giorni di vita dovremmo cercare di evitare di condizionare il bambino e la bambina rispetto ai ruoli che la società ha sempre previsto per i differenti sessi, perché agendo in questo senso si potranno avere dei futuri adulti che hanno già inglobato il concetto di parità che ancora manca a moltissime persone. Per loro sarà naturale.

Alla fine decido di comprare una tutina verde per il figlio della mia amica, con degli orsetti bianchi. E vado in libreria a comprare una copia di “Dalla parte delle bambine” da regalare ai genitori, con la speranza che si soffermino a riflettere come ho fatto io, e tante persone prima di me, davanti a tutto quell’azzurro cielo.