Anime randagie – Problemi di smaltimento.

Ogni volta che sento parlare dei migranti mi vengono in mente i randagi e i rifiuti. Perché? Perché questi problemi hanno una radice comune: originano tutti da comportamenti sbagliati della nostra società consumistica.

Infatti i migranti economici non dovrebbero essere qui, ma a casa loro: vengono da noi perché noi abbiamo sfruttato i loro paesi per poter produrre a basso costo ciò che ci serve, spesso ciò che è superfluo, senza preoccuparci di quelle popolazioni, almeno finchè non hanno cominciato a presentarsi sotto casa nostra.

I randagi non dovrebbero esistere, semplicemente perché chi possiede un animale non dovrebbe disfarsene abbandonandolo in strada.

I rifiuti non dovrebbero esistere, dato che in un sistema produttivo funzionale, tutto dovrebbe essere riciclato; quello che è il rifiuto di un singolo utilizzatore, dovrebbe essere la materia per la produzione di un altro oggetto, senza spreco di materie prime e accumulo di rifiuti inutilizzati. In sostanza si sarebbe dovuto creare un sistema chiuso, circolare, non un sistema aperto che comincia con il consumo di materie prime e finisce con l’accumulo di rifiuti inutilizzati.

Il nostro atteggiamento verso i migranti, i randagi e i rifiuti è pressapoco identico: ci accorgiamo che sono diventati un problema quando gli effetti della loro sovrabbondanza cominciano a manifestarsi interferendo direttamente con la nostra vita di tutti i giorni.

Parlo di effetti della sovrabbondanza in quanto la massiccia e anormale quantità non fa notizia, di per se stessa, ma quello che fa notizia è un danno diretto, materiale, che magari statisticamente non è significativo. Ad esempio se avessimo 2000 migranti, o randagi, o 2000 tonnellate di rifiuti dietro casa nostra, potremmo anche non accorgecene (not in my garden!), ma sarebbe comunque una cosa anormale, che non dovrebbe esserci.

Però se un migrante rapina un negozio, se un randagio morde un bambino, se da un singolo sacchetto di immondizia esce una puzza tremenda, allora si scatenano i potenti mezzi di informazione gridando allo scandalo e avvisandoci che abbiamo i famosi 2000 dietro casa, e questo, improvvisamente, diviene un problema urgente ed importante.

Ci affanniamo allora a creare piani di emergenza che risolvono (quando funzionano!), nel peggiore dei modi, solo lo stato attuale, con un grande dispendio di denaro pubblico. Oltretutto, approfittando dello stato di emergenza, si deroga a quelle leggi che stabiliscono il corretto modo di operare, consentendo degli escamotage che permettono ai soliti parassiti furbetti di lucrare sullo stato di bisogno e di emergenza: cresce di conseguenza il dispendio di denaro pubblico.

Non si pensa che se le cause rimangono immutate, il problema prima o poi si ripresenta tale e quale. E’ successo con la gestione dei rifiuti, a volte affidata alla mafia, lo vediamo in America dove ogni anno abbattono migliaia di randagi e l’anno dopo il loro numero aumenta, o anche da noi con alcuni canili lager, e pare anche che stia succedendo in alcuni casi con la gestione dei migranti.

Cosa fare quindi, sperando che la gestione dell’emergenza funzioni? Magari si potrebbe metterci tutti una mano sulla coscienza e cambiare le nostre abitudini. Sarebbe un buon proposito se vogliamo avere un futuro.

Bruno Manzini