La Rosa dei Venti – Leggere o non leggere?

“La creatività non sta nel trovare nuovi paesaggi, ma nell’avere occhi nuovi”.
Questo diceva Marcel Proust all’inizio del XX secolo; e oggi le cose non sono molto diverse.
#Bellochilegge

L’altro giorno, navigando sul Web, incappo in questa frase: “In Italia si legge poco e quel poco non lo si capisce”.
Nonostante sapessi che il nostro è uno dei paesi d’Europa più saturi verso il fervore letterario, la notizia mi ha lasciato comunque con l’amaro in bocca. Quindi, ho deciso di fare una rapida ricerca.
Di per sé i risultati appaiono poco sconcertanti in quanto noti più o meno a tutti, ma vorrei riportarli ora in breve: sapevi che l’Italia è solo al ventitreesimo posto su trenta nella classifica mondiale delle nazioni dove si legge di più? E sapevi che solamente il 46,8% della popolazione italiana ha dichiarato di aver letto un libro nell’ultimo anno? Ebbene è così. Continuando le mie indagini scopro che la quota più alta di lettori la si riscontra tra i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, non oltre. Strano? Non direi.
I diciassette anni sono proprio l’età media in cui i giovani cominciano ad entrare, chi più chi meno, nel mondo del lavoro e a (mal)intendere che spillare birre o pulire tavoli porti le sue soddisfazioni insieme a piccole paghe; leggere no. Di certo non è leggendo libri che si può rimpinzare un portafoglio affamato, e la società moderna non smette mai di ricordarci che le priorità dell’uomo devono essere strettamente pratiche.
Dunque, perché leggere?
Di fronte alla mia domanda vedo le carnagioni, anche dei lettori più sfegatati, sbiancare lentamente.
Ebbene il ‘Viaggio’ della lettura comincia con la ricerca di un testo che, in un preciso momento della vita, possa incarnare l’amico o l’oracolo magico a cui facciamo affidamento per ottenere dei consigli. Una volta superato l’ostacolo della scelta, non resta che irrigidire i muscoli del braccio e indirizzare la presa della mano verso una sfarzosa copertina rossa intarsiata riportante il nome Thérèse Raquin, verso un tascabile visibilmente vissuto de
I dolori del giovane Werther o addirittura un imponente tomo di Storia dell’arte Medievale.
Purtroppo oggi è un procedimento che per alcuni risulta completamente sconosciuto.
Perché però perdere tempo e diottrie ad interpretare successioni di lettere stampate su fogli rilegati senza alcuna utilità o prospettiva di guadagno? A che cosa può servire?
Chissà, magari un giorno una di queste piccole ‘perle’ potrà servirci per brillare rispetto ad altri e ottenere il lavoro dei nostri sogni o sviluppare un raffinato romanticismo che ci aiuti a conquistare l’amore della nostra vita.
Leggere vuol dire pensare, interrogarsi e a volte addirittura capire: dalle dinamiche più profonde del mondo in cui viviamo fino alla realtà di tutti i giorni.
Bisogna porsi dei quesiti, bisogna diffidare delle risposte immediate che balenano nella nostra mente perché, di solito, ciò che è immediatamente comprensibile razionalmente, lo si conosceva già. Solo la difficoltà a fornire risposte immediate conduce a uno sviluppo personale dell’anima, che errando continua a bruciare e cercare un senso fino a fermentare le risposte più spiritualmente utili e sincere.
La lettura ci aiuta a non limitarci all’evidenza del “2+2=4” e andare oltre i dettami di umanità “cosificata” imposti dalla società, in cui un uomo vale dal momento in cui produce qualcosa di materialmente utile e spendibile in tempi brevi. Il più freddo materialismo conduce l’uomo a considerarsi un mezzo sperduto nell’universo, al di sotto degli oggetti, da cui percepisce dipendenza.
È cosi? No.
Iniziamo a capire di non essere cose; noi non siamo oggetti buttati per caso nell’universo in attesa di morire.
Nei protagonisti dei grandi romanzi potremmo trovare un caro supporto per polverizzare i “Vorrei ma non posso”, “Potrei ma di fatto non posso” che ogni giorno vengono stampati sui nostri sguardi annoiati.
Leggere vuol dire sognare di mondi magici e incantati, che strappino via i paraocchi e distruggano i binari che regolano l’andamento rettilineo e banale dell’esistenza; che ci permettano di farci sentire come eroi e coronare i nostri desideri genuini e sinceri, così da creare un Mondo Nuovo.
Leggere vuol dire insegnare al nostro sguardo a osservare oltre il semplice grigiume delle nuvole e scoprire che il sole dietro di esse crea degli effetti impressionistici che cambiano la veste del mondo; oppure fermarsi a guardare il riflesso del sole sull’erba mossa dal vento e il profumo che emana in primavera. Avete mai fatto caso a quanto questo sia meraviglioso?
La lettura ci impone di fermarci, di imparare a godere del silenzio e anche della gioia celata nella più amara sofferenza.
Lasciare scivolare lo sguardo sulle pagine ingiallite o ancora profumate d’inchiostro fresco è un gesto naturale d’amore, che può tornare utile anche in situazioni più concrete: quante volte vi sarà capitato di perdere un treno o un bus e dover attendere mezz’ora (se tutto va bene) o più al freddo o al buio? Bene, in questi momenti immergersi nel ricordo delle grandi storie d’avventura o d’amore vi riporterà nei magici mondi di Aslan o Elrond; allora l’attesa non significherà più imprecare contro il mondo, riempirsi i polmoni di catrame, stressarsi o portarsi dietro il nuvolone di Fantozzi. Significherà invece lasciarsi aperte possibilità per socializzare, per permettere a tante giovani Anna di incontrare il proprio Vronskij; per assaporare nell’attesa e nello scorrere del tempo un universo di possibilità e non più un limite.
Leggiamo, prendiamo coscienza dell’enormità dell’io umano esteso, grazie all’animo poetico nascosto in ognuno di noi, oltre l’infinito.
Attraverso una lettura passionale e personale ognuno di noi, nella propria individualità, può lasciare il proprio segno.

Stay hungry, stay reader.