Anime randagie – Cani molecolari? No, cani poliziotto.

Recentemente, sui media, si sente parlare dei cosiddetti ‘cani molecolari‘, in riferimento a quelli che, una volta, venivano chiamati ‘cani poliziotto’. Questi vengono addestrati a ritrovare cose o persone seguendo una traccia olfattiva, cioè un odore. Come sappiamo, i cani hanno un odorato molto più sviluppato di quello umano; questa caratteristica è stata sfruttata per ottenere dei cani poliziotto che riescano a ritrovare delle persone, oppure della droga, oppure materiale esplodente. In sostanza, l’odore è formato da delle molecole che vengono rilasciate nell’ambiente in forma gassosa. Chi conosce un po’ la chimica sa che tutti i composti organici, ma anche molti composti inorganici, sono formati da molecole, cioè dall’associazione di vari atomi che si uniscono fra di loro: nel nostro ambiente è più difficile trovare singoli atomi che molecole. Il termine di cani poliziotto, che s’usava fino a non molto tempo fa, rendeva molto bene l’idea del lavoro che questi cani facevano. Invece ‘cani molecolari‘ rappresenta una generalizzazione che non ha nessun senso. Se infatti dovessimo dire che il termine di ‘cani molecolari‘ è giusto, perché sono capaci di riconoscere le molecole che costituiscono un particolare odore, allora dovremmo, per similitudine, chiamare i sommelier con il termine di ‘uomini molecolari‘, in quanto riescono a riconoscere e a catalogare un tipo di vino in base alle molecole che lo compongono. In sostanza, fra i sommelier e i cani, ci sarebbe solo la differenza che i sommelier utilizzano le papille gustative per analizzare un gusto, mentre invece i ‘cani molecolari‘ utilizzano il loro naso per riconoscere un odore. Alla stessa stregua anche i buongustai, in quanto riconoscono il gusto dei cibi in base alle molecole che li compongono. Nell’industria della produzione del prosciutto, vi sono degli esperti che, utilizzando un apposito ago molto lungo, controllano se la stagionatura del prosciutto sta andando bene. In pratica, a intervalli regolari, questi esperti utilizzano il loro ago per infilzare i prosciutti, poi lo estraggono e lo odorano. Dovremo quindi chiamare anche questi ‘uomini molecolari‘?
Mi sembra che alcune volte si voglia, per darsi una falsa immagine di modernità e di cultura, cambiare il nome delle cose, magari utilizzando dei termini sempre più tecnologici. Ma poi, in sostanza, cosa cambia? Una volta i ciechi venivano chiamati ciechi, poi sono diventati non vedenti, poi magari video-lesi. E prossimamente cosa faremo? Useremo il termine di ‘recettore organico abbaiante’?
Bruno Manzini