La Rosa dei Venti – Tic, Tac, Tempo.

Veloce, veloce, sempre più veloce; il tempo corre.
Perché invece di lasciarlo correre non iniziamo a farlo scorrere, il tempo?
Panta Rei: tutto scorre, diceva Eraclito.
Il flusso della vita scorre, se ne va, e con esso il tempo: inesorabile dittatore che scandisce le nostre giornate.
Quante volte avremmo desiderato “fare di più”, avere più tempo di quello concesso per terminare la giornata potendo dire «oggi ho spaccato»?
Al giorno d’oggi tutto è immediato, espresso e istantaneo; per cui se a fine giornata non possiamo contemplare il frutti del nostro operato, ci pare che l’oggi non sia valso a nulla.
È realmente così? Non è che dovremmo rivalutare questo schema, guardare sotto il velo delle apparenze e notare che, così come l’Apollo e Dafne del Bernini hanno preso vita da un blocco di marmo dopo tanto tempo e fatica, forse anche le nostre attività potrebbero richiedere più di “un istante”?
Se vogliamo dirla tutta, Marcel Proust non ha di certo impiegato “un attimo” nello scrivere l’intera Recherche, così come Alexander Von Humboldt non può aver impiegato “un istante” per completare i 34 volumi de Il Cosmo un progetto di una descrizione fisica del mondo.
In conclusione potremmo quindi dire che forse, a volte, è meglio attendere e godersi un buon frutto biologico piuttosto che un OGM espresso; anche se questo sforzo dovesse comportare l’attesa di qualche istante di troppo.

«Cogli L’attimo, Carpe Diem». Quante volte abbiamo sentito questa frase?
Quanto ci siamo esaltati sent
endo Robin Williams esclamarla in piedi su una cattedra; e quante volte ancor di più avremmo avuto bisogno di osservare la realtà da una diversa prospettiva come ci insegnava proprio l’Attimo fuggente?
E allora mi domando: non è f
orse tutta una questione di tempo, o meglio di istanti?
Gli istanti scanditi dall’attimo
nella sequenza temporale della vita spaventano, talvolta ci pietrificano. Ma in molti casi è proprio quell’istante, nel suo infinitesimale loco matematico, che può farci conquistare l’impero dei nostri desideri perduti.
Spesso l’attimo non è più una mera questione di tempo o di denaro, ma questione di scelta.
Come sappiamo scegliere l’attimo giusto?
O meglio, come possiamo dare a ogni attimo il proprio momento di gloria e di importanza dato che, come dicevamo, ognuno di essi fugge veloceRobin, se potessi dircelo tu sarebbe tutto più semplice!
Ogni giorno
è formato da così tanti e così vari istanti che sembra impossibile capire quale cartina usare per orientarsi nel labirinto del tempo:
«Cartina topografica o tematica?»
«Dipende dai tuoi interessi! Cosa ti piace di più, la città o la campagna?»
«Difficile a dirsi».
Facile a dirsi è che l’istante è effimero
solo in apparenza. Scomponendo la vita, la realtà, ci accorgiamo che essa è fatta tutta di istanti equivalentemente importanti in potenza, e perché lo siano anche in atto sta a noi attivarci. E dunque questo attimo da cogliere diventa una vita, e la vita un’esistenza intera e ciclica, ripetuta nei vari corpi che andremo ad incarnare.
Carpe Diem
o Non Carpe Diem, cosa conta? L’importante è il viaggio. L’importante è saperlo assaporare, apprezzarne il profumo e la consistenza. Apprezzare la lentezza del moto solare e l’impetuosità della tempesta, osservare un seme crescere e e diventare pianta per decorare la nostra vita.
Il tempo corre veloce, sempre più veloce. La natura ci richiama e ci chiede di attendere, di godere di ciò che realmente conta. Ma cosa conta, ciò che ci fa stare bene o ciò che è giusto?
Io non lo so, so solo che è ora di prendersi attimi per sé, di rivalutare l’istante fuggitivo e ricercato; saper apprezzare i dettagli della composizione quando il soggetto non ci soddisfa.

Stay hungry, Stay reader 

PS: Se veramente vogliamo rallentare, lo slow food non basta; serve qualcosa in più.
Rivalutiamo il tempo, spendiamolo a nostro favore. Leggiamo, viviamo, sogniamo e accumuliamo cultura.
In vista di ciò, v
orrei riportare alcuni segmenti estratti da un articolo interessante che mi ha fatto riflettere su questo tema.
Magari, se avete un istante, leggetelo; potrebbe risvegliare il vostro spirito libero!
«Il rapporto tra la velocità e il tempo è cambiato solo negli ultimi quattro secoli: alla velocità è stato assimilato un significato di efficacia, di efficienza, mentre alla lentezza viene attribuito un coefficiente simbolico di ritardo e inefficienza. […] Quante volte usiamo l’espressione “perdere tempo”? I latini dicevano “festina lente”, cioè “affrettati lentamente”. […] Il “festina lente” lo ritroviamo nei testi più misteriosi e in Giordano Bruno, nel famoso dialogo de “La cena delle ceneri”. Manzoni, nei “Promessi sposi”, lo cambia in “adelante, cum judicio”: veloce, ma con prudenza.
La velocità percepita come virtù è un’acquisizione molto recente. Attribuire alla velocità un valore positivo e alla lentezza un valore negativo può non essere una cosa utile, in senso assoluto […]
Il tempo è un bene collettivo, ma anche individuale. Il tempo è denaro, si dice, ma non è vero: il tempo non è denaro. Il denaro è fungibile, il tempo no: se ti rubo 100 euro potrai sempre recuperarli, ma se ti rubo un’ora non te la ridarà nessuno. […]
Il
pensiero è veramente la radice della nostra essenza. Se un grande filosofo come Cartesio ha scritto “cogito ergo sum” (penso, dunque sono) ci sarà pure un motivo, no? […] La sottrazione del tempo significa astrazione del contenuto dei gesti, e quindi eliminazione della scelta. Non facciamo più le cose per scelta, ma perché le abbiamo fatte ieri e quindi le rifaremo domani.
E’ stato costruito uno schema per cui la quantità dei nostri gesti automatici è oggi infinitamente superiore a quella dell’uomo di 400 anni fa. Oggi, i nostri gesti automatici sono il 90% della giornata. Su questo presupposto, il vero atto rivoluzionario è riappropriarsi del tempo. Ognuno di noi lo può fare.
[…] In realtà c’è questo respiro, tra le cose che devi fare entro certi schemi e le cose che devi fare fuori dagli schemi. Se tu questo equilibrio lo alteri, e fai tutto dentro gli schemi, la tua creatività è morta. […] Anche Sant’Agostino diceva “fa’ quel che vuoi”. La gente lo fraintendeva, e pensava che fosse epicureo. Poi nella “Città di Dio” l’ha spiegato: “fa’ quello che vuoi” significa che devi fare quel che vuoi veramente, non quello che ti spingono a fare. “Fa’ quel che vuoi” non significa andare a cercare tutti i piaceri del mondo, perché potresti scoprire che non è quel che vuoi, se ci pensi bene.
Era anche quello che diceva Epicuro: «La felicità è semplice, basta inseguire il piacere; però è
quasi impossibile, perché bisogna capire qual è il piacere».

– Immagine in evidenza: Salvador Dali – Soft watch at the moment of first explosion, 1954