Anime randagie – Cattive abitudini.

Qualche giorno fa, mentre vagabondavo per le campagne di Ferrara alla ricerca di una piccolissima oasi, mi sono imbattuto nel cartello che vedete nella fotografia. Il cartello, attaccato al cancello di una bella villa con un grandissimo giardino, si affaccia su una stradina a fondo chiuso che conduce ad una scuola di equitazione. Questo fatto mi suggerisce che essa sia frequentata, per la maggior parte, da amanti degli animali, o, perlomeno, da persone a cui piace andare a cavallo, e che quindi siano abituati ad avere un contatto con gli animali. Quanto scritto sul cartello, mi ha colpito in maniera particolare, perché credevo che i frequentatori di questa strada, conoscendo gli animali, non avrebbero dovuto dare ai proprietari del cane nessun tipo di problema. Invece, la presenza di tale cartello e la scritta che vi è stata stampata sopra dimostrano il contrario. La scritta dice: “Il cane non è una pattumiera. Non dare da mangiare.” Queste poche parole mi hanno portato a fare alcune considerazioni. In primo luogo i proprietari del cane devono aver trovato spesso avanzi di cibo in prossimità del cancello, oppure il loro cane dev’essere ingrassato parecchio; se si sono presi la briga di fare un cartello del genere, vuol dire che il problema persiste da parecchio tempo e non accenna a smettere. D’altro canto il cibo che viene somministrato dai passanti deve lasciare molto a desiderare dal punto di vista della qualità, visto che si paragona il cane a una pattumiera e che nella pattumiera ci si butta l’immondizia, non certo il buon cibo. Il fatto poi che si specifichi di non dare da mangiare, dovrebbe essere del tutto inutile, in quanto chi conosce gli animali difficilmente va a somministrare cibo ad animali di proprietà che non siano i suoi, perché parte dal presupposto che ogni proprietario deve pensare all’alimentazione proprio animale. Mi torna in mente il vecchio proverbio che dice: “non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te”, che io spesso modifico a mio piacimento, a secondo delle occasioni, mantenendone però inalterato il senso. In questo caso direi: “non fare al cane degli altri quello che non vorresti fosse fatto al tuo”: e, nel caso in cui chi legge non abbia la fortuna di essere un proprietario di un animale, si può pensare di sostituire il cane con il bambino. Non mi verrebbe mai in mente di dare da mangiare ad un bambino che dovessi vedere all’interno di un giardino, perché giustamente penso che di questo si debbano occupare i suoi genitori; allo stesso modo, non vedo perché si debba invece permettersi di buttare del cibo all’interno del giardino, solo perché c’è un cane. Se poi questa dovesse essere una smania irresistibile ed incontrollabile, potreste soddisfarla molto meglio portando del cibo ad un canile: sarebbe sicuramente molto più apprezzato.

Bruno Manzini.