Anime randagie – Ma tu che animale sei?

Non so se lo avete notato, ma gli animali sono presenti nelle nostre vite in moltissimi modi diversi, ad esempio nel nostro linguaggio, in varie espressioni che utilizziamo comunemente.

Il tutto si basa sulla concezione che abbiamo di taluni animali, su quello che conosciamo delle loro vite, o che pensiamo di conoscere. Quando vogliamo riferirci ad una persona che mangia troppo, spesso usiamo il termine di maiale, oppure di porco, perché siamo convinti del fatto che i maiali siano animali che mangiano tanto, che si precipitano a mangiare non appena ne hanno la possibilità, sporcando dappertutto, che si ingrassano smisuratamente, ecc. Alcune di queste convinzioni sono giuste, mentre altre sono totalmente sbagliate o troppo generiche. Se diciamo pulcino, lo facciamo perché vogliamo associare le caratteristiche di giovinezza, tenerezza e simili, e ci immaginiamo un pulcino di gallina. Ma anche i condor o le aquile hanno dei pulcini, e se li vedessimo nel loro nido mentre sono intenti a mangiare la carne di un piccolo roditore, probabilmente non useremo più la parola pulcino in questo modo.

Gli innamorati usano anche spesso l’espressione cucciolotto, o orsacchiotto. Da notare che se poi l’amore finisce male, la stessa persona che prima era il cucciolotto o il pulcino, subisce una mutazione improvvisa diventando verme, maiale o altro. Anche in ambito sessuale vi sono molti paragoni con gli animali, andando così dal classico toro da monta, che viene usato per definire gli uomini che hanno un’attività sessuale molto intensa, alla famosa vacca, che viene però usato per le donne in senso dispregiativo. Questa differenza di genere, che purtroppo rimane ancora molto diffusa, è legata al concetto secondo cui un uomo, libero da vincoli, che abbia una attività sessuale molto intensa, non solo con un singolo partner, ma anche con diversi contemporaneamente, è da ammirare, mentre invece la stessa attività se viene svolta da una donna, sarebbe oltremodo rimarchevole. Alla faccia della parità dei diritti. Da notare che il termine vacca è corretto per definire questi animali che ben conosciamo, e non è una parolaccia, ma l’uso comune lo ha fatto diventare un termine da evitare, sostituendolo con il più morigerato mucca. Chi invece manifesta un atteggiamento sessuale particolarmente estroverso viene definito porcellino, ma questa definizione è spesso utilizzata quasi con un senso di complicità, di accondiscendenza; ben differente invece è l’uso che si fa del termine porco, che utilizzato come epiteto nei confronti di un uomo indica che questo è indubbiamente una persona che si comporta molto male, da non perdonare.

Arriviamo adesso alla categoria degli insulti. Qui possiamo davvero sbizzarrirci, perché gli esempi potrebbero essere centinaia. Abbiamo una vasta scelta di animali che possiamo utilizzare: il maiale viene utilizzato quasi sempre per descrivere una persona sporca, trasandata, che veste male o che ha un certo tipo di comportamento sessuale. Per gli obesi, oltre che maiale, viene utilizzata anche l’espressione balena, ma, a differenza di quanto avviene con il termine maiale, in questo caso non si vuole associare alle esagerate dimensioni anche l’eventuale sporcizia. L’elefante viene spesso utilizzato per definire chi manca di grazia o è maldestro: l’espressione più famosa è: come un elefante in un negozio di porcellane. Quando vogliamo definire invece una persona che riesce ad evitare sempre di avere problemi, o che riesce a scappare al momento opportuno, lo paragoniamo ad un’anguilla, a causa del fatto che le anguille hanno una pelle molto scivolosa e pertanto sono difficili da riuscire a prendere. Per chi mente spesso e volentieri si usa dire che ha la lingua biforcuta, come quella di alcuni rettili, probabilmente per il fatto che, nell’immaginario collettivo, la possibilità per una stessa persona di avere due lingue gli consentirebbe di dire la verità e la bugia nello stesso tempo. Di chi riesce a cambiare spesso le sue abitudini o il suo aspetto, si dice che è un camaleonte. Altra espressione è muto come un pesce, per definire persone poco loquaci. Le persona forte viene associata al leone o al toro, la guardia del corpo al gorilla mentre chi approfitta degli altri viene paragonato alla iena, dato che questa usa spesso nutrirsi di cadaveri. Le mamme che accudiscono i figli riempendoli di esagerate attenzioni vengono definite mamma chioccia. Le persone molto alte vengono associate alle giraffe; quelle particolarmente lente ai bradipi, quelle veloci alle gazzelle. I dormiglioni alle marmotte e i furbi alle volpi. Alcune donne vengono paragonate alle galline, l’uomo al galletto o al pollo, indicando chi si impegna molto con le donne nel primo caso (ma con scarsi risultati, a differenza del toro da monta), e chi si fa prendere in giro, che si può truffare facilmente, nel secondo.

Le persone schive, timide, che si fanno vedere raramente vengono spesso paragonate ai topi: tipi particolari di topi sono quello di biblioteca e quello d’appartamento. In questo caso il tipo differente di topo incide molto, dato che il topo di biblioteca è riferito ad una persona che legge molto, passa la maggior parte del suo tempo rinchiuso in una biblioteca, e questo può essere raffigurato come una caratteristica positiva, mentre invece il topo d’appartamento è il ladro, che ovviamente non gode della stessa reputazione del topo di biblioteca. Un altro modo di dire molto in uso riguarda le lacrime di coccodrillo, con riferimento a chi compie un’azione cattiva e poi si pente: questo trae origine dalla convinzione che i coccodrilli, dopo mangiato, piangano. Un insulto generico, ma molto cattivo, non ha che fare con uno specifico animale, ma con i cani meticci, volgarmente detti anche bastardini. Le persone molto insistenti, che causano un continuo disturbo vengono spese definite piattole, per il fatto che l’infestazione di questi parassiti causa continui disturbi ed era di difficile radicazione. Anche i pidocchi svolgono bene la loro parte in questo ambito, ma in questo caso l’insulto è molto più grave.

A questo punto mi sorge un dubbio: se dovessimo descrivere noi stessi utilizzando il paragone con un animale, cosa sceglieremo?

Bruno Manzini