Teatro del Cerchio – Infanzia Felice

Le luci si abbassano. Un rispettoso silenzio invade la sala. Inizia lo spettacolo.

Andare a teatro ha sempre un non so che di magico, come fosse un rito: il vestirsi bene, il brusio di chiacchiere prima dell’inizio, per non parlare del contatto diretto con   gli attori, vederli lì in carne e ossa con la consapevolezza che tutto è live, come si dice adesso.

Anche Infanzia Felice è stato così. Chi non è mai stato al Teatro del Cerchio non si aspetti un teatro all’italiana con platea, galleria e palco monumentale con tanto di sipario rosso. No. È più simile a un luogo di ritrovo, con gradoni dove sedersi e il non-palco direttamente sotto. Un contatto diretto che può spaventare (chissà perché le prime file sono sempre le ultime a riempirsi) ma che rende lo spettacolo ancora più coinvolgente.

Scenografia minimale, con uno strano trono fatto di gradini colorati e una enorme lavagna, di quelle vecchie, antiche, che ricordano tanto i tempi in cui si usavano i gessetti per insegnare la matematica e la grammatica.

Sì, perché Infanzia Felice racconta di una maestra, o meglio, è una fiaba che ha come protagonista una maestra in un mondo lontano lontano dove i bambini danno più importanza ai cellulari che al rispetto per gli altri, i genitori credono di allevare dei geni senza bisogno di seguirli davvero e dove la scuola ha perso totalmente il suo ruolo, quello di guida nella formazione degli adulti di domani.

Effettivamente ero un po’ fuori target, altro inglesismo tanto di moda. Il pubblico era composto quasi interamente da genitori e visto il tema trattato, non c’è da stupirsi. Ma a dirla tutta anche i non genitori possono trovare spunti di riflessione in questa commedia, che porta a chiedersi il perché di alcuni gesti, evitando semplificazioni come “è una cattiva persona, ecco perché si comporta male”, ma andando oltre, indagando sulle motivazioni che spingono le persone a fare ciò che fanno.

La svolta della storia si ha quando, senza anticipare nulla della trama, la protagonista assimila tre concetti fondamentali: empatia, pazienza, ascolto.

Di certo non una morale nuova o mai sentita, ma un concetto che fa sempre il suo effetto (potrei aver sentito qualche spettatrice discuterne a fine serata).

Antonella Questa, attrice e ideatrice dello spettacolo, è riuscita, da sola sul palco-non palco, a rappresentare in maniera eccellente le varie sfumature di tutti i personaggi di questa fiaba moderna, aiutata da un ottimo gioco di luci e suoni del reparto tecnico. Non è mai stata ferma, riuscendo a caratterizzare ogni scena e ruolo in modo dinamico e particolare. Una performance fisica oltre che recitativa di ottimo livello, tanto da meritare una standing ovation nel finale.

Lo dico da profano, da amante del teatro che non ha l’abbonamento della stagione, ma a cui piace ogni tanto staccare il cellulare e godersi un racconto dal vivo. Ma in fondo per assistere, e perché no giudicare (lo facciamo tutti) uno spettacolo teatrale non bisogna necessariamente esserne esperti. Se gli attori, in questo caso l’attrice, riescono a trasmettere delle sensazioni, delle emozioni intense, l’obiettivo è raggiunto. Per questo trovo lodevole che il Teatro del Cerchio per la nuova stagione del teatro adulti, aperta da Infanzia Felice, abbia lanciato Uni-PRima, iniziativa che porta gli studenti universitari a teatro con 1€. Se la scuola, come ricorda lo spettacolo, può ancora essere un luogo dove imparare ad essere persone migliori, il teatro può dare ancora tanto ai giovani che si affacciano al mondo degli adulti.

 

Mi è piaciuto? Sì. È da vedere? A molti piacerebbe. Lo spettacolo e l’atmosfera che si crea tutt’intorno permettono di riflettere su quelle dinamiche, passate e presenti, tipiche del rapporto genitori-figli-insegnanti, e per molti, incluso il sottoscritto, potrebbe anche essere l’occasione per ricordare la propria di infanzia felice.

 

Per saperne di più sulla Stagione del Teatro del Cerchio e l’iniziativa Uni-PRima vai su teatrodelcerchio.it

 

Davide Ansovini