Teatro del Cerchio – It’s App to you

Atmosfera tesa, si taglia con un grissino.

Sguardi bassi come quando la prof di matematica interrogava.

Quella frase in testa che si ripete di continuo: “Non scegliere me. Non scegliere me.”

Ammettiamolo: a nessuno piace l’interazione col pubblico negli spettacoli teatrali; la rottura della quarta parete è ancora oggi un boccone difficile da digerire per i più. E se riusciamo ancora ad accettare che gli attori parlino direttamente al pubblico, è quasi impensabile che si interagisca con uno spettatore, lo si faccia alzare dalla sua comfort zone formato poltrona e addirittura lo si costringa a salire sul palco.

It’s app to you, secondo spettacolo della stagione adulti del Teatro del Cerchio, gioca molto con l’interazione con gli spettatori, ma lo fa in maniera simpatica e leggera. Al pubblico prima dello spettacolo viene consegnato un foglio (con tanto di matita Ikea in omaggio) che deve compilare scegliendo un nickname e disegnando una immagine profilo. Lo spettacolo

inizia con una “digitalizzazione” degli account creati per poi passare ad una selezione del giocatore che prenderà parte al videogioco in atto sul palco, un omicidio da risolvere in stile Cluedo. Chi sarà il fortunato a dover giocare? No spoiler.

Alla base di tutto c’è la volontà di intrecciare mondo reale e mondo virtuale. Denuncia della società moderna che vive sempre più online che offline? Forse. Ma forse è più una scusa per affrontare tematiche che sfiorano l’esistenzialismo e il libero arbitrio. Non temete però, niente monologhi filosofici noiosi… in effetti ci sono anche quelli, ma durano quanto una Stories su Instagram e non sono poi così noiosi, forse solo un po’ fuori luogo. Infatti nella sua interezza lo spettacolo è ricco di momenti ironici, riferimenti alla cultura pop di noi millennial e dialoghi esilaranti.

A tenere le redini è Algoritmo, descritto come “figura divina condannata a scrivere eternamente nuove storie per il gioco”. L’interpretazione di Andrea Delfino è sicuramente degna di nota. Letteralmente gestisce tutti gli elementi dello spettacolo, dalle luci ai suoni, comprese le parole stesse di 46, la protagonista non che vittima del videogioco. La coordinazione tra i due attori rende il tutto più coinvolgente e apprezzabile. Non avrà una voce propria, ma Paola Giannini recita costantemente col suo corpo, una moderna Lara Croft, fino a far dimenticare che non è lei a parlare davvero. Il terzo e ultimo ruolo in scena è quello di Leonardo Manzan, che veste i panni del gamer Luigi. Si auto-descrive come solipsista, uno crede che tutto ciò che lo circonda sia frutto della sua mente e lui sia il solo ad essere reale. Quando però si trova ad affrontare Algoritmo tutto viene messo in discussione. E qui l’unica pecca, il passo più lungo della gamba: nonostante l’eccellente interpretazione, il filosofeggiare del personaggio ogni tanto fa perdere il senso della storia.

In definitiva It’s app to you vince per i suoi momenti più leggeri, quando le teorie sulla vita lasciano lo spazio a battute divertenti, abilità recitative e una resa visiva molto cinematografica. Si vede come gli ideatori nonché protagonisti siano, o quantomeno siano stati dei nerd incalliti.

Un ottimo esempio di teatro sperimentale che ha attirato anche molti giovani spettatori, agevolati dall’iniziativa Uni-PRIMA che permette agli studenti universitari di assistere agli spettacoli della stagione adulti del Teatro del Cerchio a solo 1€. Prossimo appuntamento venerdì 9 novembre.

 

Per maggiori info sulla stagione vai su teatrodelcerchio.it