Teatro del Cerchio – Il Malato Immaginario

Il 7 febbraio 1673, alla quarta replica della commedia, Molière nel ruolo di Argante fu colto da un tale eccesso di tosse e da sbocchi di sangue da morire poche ore dopo nella propria casa.

La storia del teatro è ricca di aneddoti famosi che legano gli autori alle loro opere, spesso dando quel tocco in più che li rende capolavori famosi in tutto il mondo. Certo non è il collasso in scena ad aver reso Il Malato Immaginario una commedia conosciuta e apprezzata fino ai giorni nostri, ma il legame tra il drammaturgo e la sua creatura, la volontà di mettere esperienze e riflessioni intime sul palco. E quando si mette in scena una realtà così personale, una posizione così netta nei confronti della vita e del contesto in cui la si vive, si crea come una magia, decisamente nota in secoli di letteratura: riuscire ad essere sempre attuali.

Inutile dilungarsi sugli accostamenti tra il mondo corrotto rappresentato dallo spettacolo e la nostra società contemporanea, lo spettatore può trarre le sue considerazioni da solo. C’è da dire però che date certe premesse, Il Malato Immaginario, in scena venerdí 25 gennaio e in replica il 26 gennaio e 1-2 febbraio, produzione Teatro del Cerchio con la regia di Antonio Zanoletti, spesso va oltre la denuncia sociale, è una commedia che fa ridere, coinvolge il pubblico in scene esilaranti che ricordano la commedia dell’arte restando però semplice e senza intrecci particolari. Starà poi a chi guarda o alle aspettative che si era fatto, decidere se gli è piaciuto così com’è o avrebbe preferito una comicità più “seria”, che spinge a riflessioni più complesse una volta usciti dal teatro.

Quanto all’interpretazione, menzione d’onore va fatta a Gabriella Carrozza, nei panni di Tonietta, la serva del Malato Argante. È lei la vera protagonista dello spettacolo, il suo personaggio tiene le redini di tutta la storia, e sebbene ammetta più volte di non aver studiato, in un mondo dove il titolo di studio vale tutto, è l’unica ad aver capito come funzionano le cose, cosa è giusto e cosa è sbagliato, e questa conoscenza le permette di giocare, prendere in giro e manipolare gli eventi a suo piacimento. È l’eroina buona,  che aiuta le vittime e cerca un modo per salvarle, nonostante avrebbe potuto raggirare tutti per i propri interessi. La Carrozza è stata la miglior scelta per questo ruolo, funziona benissimo e il pubblico è rapito da lei fin dalla prima scena.

Altri accorgimenti rendono lo spettacolo apprezzabile, come la sottotrama della matrigna cattiva, attualizzata qui nella straniera che sposa il ricco beota per soldi. Per non parlare degli altri cattivi, i medici, con il loro latinorum e gli abiti a metà tra agenti di borsa e becchini (l’accostamento non è certo casuale).

Pur perdendosi qua e là in alcuni dettagli, in definitiva Il Malato Immaginario del Cerchio è godibile, buono per far conoscere anche ad un pubblico nuovo un capolavoro della commedia teatrale.

 

Per saperne di più sulle attività del Teatro del Cerchio e sull’iniziativa UNI-PRima che porta gli studenti a teatro con 1€, visita il sito teatrodelcerchio.it