Teatro del Cerchio – PHOEBUSKARTELL

Dicembre 1924. Ginevra. I principali produttori di lampadine di mezzo mondo si riuniscono segretamente. Oltre ad uniformare gli standard produttivi stabiliscono di ridurre la vita utile delle lampadine da 2.500 a 1.000 ore per garantirsi un continuo e frequente bisogno: nasce così il PhoebusKartell, il primo cartello economico su scala globale.

Chi di voi non ha mai detto, pensato o sentito dire dalla madre “prima la lavatrice durava 20 anni, ora è tanto se arriva a 2“? La cosiddetta obsolescenza programmata è un fenomeno che colpisce tutti noi consumatori, una questione concreta quanto difficilmente percepibile. Perché alla fine, nella vita di tutti i giorni, finiamo col cambiare cellulare come i calzini, lamentandoci quel che serve per poi rientrare nel consumismo più spinto.

PhoebusKartell vuole essere, a detta dell’autore stesso, Michele Segreto, un interruttore che accende le menti del pubblico su questa situazione, ma non solo. Mette in scena una netta disuguaglianza tra la classe imprenditrice e quella operaia, ancora attualissima, e lo fa nel modo più affascinante.

Al di là del messaggio di base che rasenta anche picchi di anarchia denunciando le dinamiche della società capitalistica attraverso il racconto di fatti realmente accaduti, il meglio dello spettacolo lo si trova nei suoi interpreti. I sei attori, Gabriele Genovese, Giancarlo Latina, Michele Mariniello, Marco Rizzo, Matteo Vignati, Alfonso de Vreese, interpretano sia i produttori di lampadine che gli operai che le realizzano, in un’ alternanza continua, attraverso un abile gioco di cambi d’abito e trovate intelligenti.

Non voglio svelare troppo dello spettacolo, la compagnia servomutoTeatro sta ancora portando lo spettacolo in giro per il nord Italia, ma mi viene spontaneo dare un avvertimento a chi vorrà vederlo: non vi spaventate quando ad un certo punto inizieranno a cantare e ballare.

Mai quanto in questo caso, sottolineo la volontà di questi articoli di rivolgersi allo spettatore medio, senza necessarie conoscenze profonde sul teatro, ma che vuole godersi una serata diversa, in un ambiente interessante e vivo come quello del Teatro del Cerchio di Parma. PhoebusKartell ha l’abilità di farsi apprezzare sia dagli affezionati del palcoscenico che da noi curiosi, che non siamo forse in grado di riconoscere le citazioni brechtiane, ma restiamo comunque rapiti da una recitazione eccezionale in un susseguirsi di scene coinvolgenti. Spero che non me ne vogliano, ma era come assistere ad un film Disney senza lieto fine: i cattivi sono maschere grottesche al limite della caricatura, mentre i buoni sono persone comuni, alcuni dai forti ideali, altri spinti semplicemente dal spirito di sopravvivenza. E poi cantano benissimo!

Per farla breve, una storia che va conosciuta, che ispira riflessioni, ma che permette anche di godersi un’ottima performance sul palcoscenico, anche se a tratti ammicca al mondo cinematografico e di questo lo spettatore a teatro nel 2019 deve sempre tenere un po’ conto, che piaccia o meno.

 

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Davide Ansovini