Teatro del Cerchio – Garbatella

 

“Sono cresciuto in un quartiere duro di New York e il primo film che ho visto in cui c’erano personaggi in cui mi riconoscevo è stato Fronte del porto di Elia Kazan, ma era realizzato dagli studios e quindi era un’altra cosa. Ai personaggi del film di Pasolini invece mi sono sentito subito connesso. Io non avevo idea di chi fosse Pasolini, fu uno choc perché venne fuori dal nulla e capivo le persone che raccontava, fui sorpreso dalla sua capacità di rappresentare la santità dell’animo umano.”

 

Così, nell’ottobre del 2018, in occasione dell’assegnazione del Premio alla Carriera conferitogli dalla Festa del Cinema di Roma, il grande Martin Scorsese si esprimeva a proposito di Accattone di Pier Paolo Pasolini, indicando quella pellicola come una tra le più segnanti per la sua carriera da regista.

Dalle sue parole risultava evidente come la sottolineatura più importante fosse dedicata alla capacità di Pasolini di riportare in maniera quasi sempre impeccabile i tormenti e le vicissitudini interiori di quella schiera di persone che, senza troppi giri di parole, potremmo definire “gli ultimi”, indipendentemente dalla collocazione della narrazione.

Quello che ci dice Scorsese, in sintesi, è che la cifra stilistica dell’autore friulano risiede nella sua dimensione più intimamente sociale e politica, quella vena che emerge tanto in Accattone quanto in numerose altre opere, sia cinematografiche che scritte.

Proprio ad uno di questi lavori, Una vita violenta, si è ispirato lo spettacolo “Garbatella”, a cura della compagnia teatrale di Matutateatro, messo in scena sabato 9 febbraio sul palco del Teatro del Cerchio.

L’opera, come lo scritto di Pasolini, porta in scena la storia d’amore tra Tommaso (interpretato da Titta Ceccano), uno squattrinato di Pietralata che si arrangia come può, ed Irene (interpretata da Julia Borretti), giovane ragazza della Garbatella che da una adolescenza piuttosto spensierata verrà catapultata ben presto nella durezza dell’esser donna.

Anche se a differenza del testo pasoliniano questa interpretazione nasce parzialmente ripulita delle sue nervature più politiche e si concentra sull’umanità di una storia d’amore, è anche vero che non tutte le storie d’amore sono uguali.

Ognuna di esse può diventare lo strumento narrativo per raccontare differenti ambienti, spazi, culture e contesti economici e sociali in cui le vite degli innamorati si muovono.
Secondo quest’ottica ogni vita diventa un precario incrocio di elementi, alcuni dei quali agiscono persino al di là del controllo umano o sopra di esso, condizionando la relazione tra due amanti al di là della loro pura volontà.
Raccontare dunque le vicende amorose di due giovani delle borgate romane della fine degli anni Cinquanta è essa stessa una precisa volontà politica nella sua accezione più ampia.

Nonostante l’opera di alleggerimento del testo intrapresa dalla compagnia, uno dei grandi meriti di questo spettacolo è infatti proprio quello di lasciare nel sottotraccia alcuni elementi che rimandano costantemente al pensiero pasoliniano.

Dalla narrazione teatrale scompaiono quindi aspetti come la delinquenza e la prostituzione, ma resta pur sempre un Tommaso che conosce la fame, che racimola poche lire per portare Irene al cinema, che rimedia un cappotto per presentarsi all’appuntamento con lei, che macina chilometri sulle sue gambe pur di risparmiare il prezzo del biglietto di una corsa del tram.

Così come resta una Irene che osserva con un misto di ammirazione, stupore ed invidia gli abiti eleganti da passeggio della Roma bene e che medita sotterfugi per sfuggire alla rete di limitazioni di una società come quella degli anni ’50 che non conosce emancipazione femminile.

In un rincorrersi costante di comico e tragico, lo spettacolo riporta una storia d’amore umana che nella sua semplicità riesce a svelare la poesia della vita, senza concedersi né a facili sentimentalismi né ad esaltazione del tempo che fu.

In questo esperimento vanno menzionati quattro fattori che risultano di fondamentale importanza.

Primo: l’incredibile bravura dei due attori, capaci di reggere il palco alternando con naturalezza la narrazione in terza persona dei fatti all’interpretazione dei personaggi.

Secondo: l’essenzialità della scenografia, che sembra volersi allineare all’essenzialità delle vite narrate, quasi a voler ricreare un’ambiente in cui i nostri protagonisti devono giocoforza arrangiarsi con quello che c’è.

Terzo: la componente musicale di Roberto Caetani.
Costruita con pochi e misurati stornelli romani e numerosi accompagnamenti musicali, rappresenta una vera e propria colonna sonora capace di integrarsi alla perfezione con il recitato, contribuendo a creare ritmo ed esaltandone e valorizzandone i punti di forza.

Quarto: il coraggio nell’uso del romanesco, delle inflessioni e delle sporcature tipiche del gergo delle periferie.
Seppur la comprensione possa risultare a tratti ostica, l’abilità espressiva degli attori risulta quasi subito in grado di far superare allo spettatore questa barriera linguistica.

In piena fedeltà al tracciato del neorealismo all’italiana, l’integrazione sapiente di questi aspetti ha come risultato quello di far prendere quasi forma a una visione spazio-temporale delle borgate romane.

In alcuni momenti sembra che a questo spettacolo manchi solo lo sferragliare del tram sui binari, il vociare chiassoso ed il sapore acre della polvere che si leva dai cortili brecciati dove i bambini giocano a pallone per scaraventare lo spettatore in una dimensione in bianco e nero, popolata da bambini vocianti nei cortili e da ragazzi coi pantaloni all’americana che riempiono le sale fumose del cinematografo nei quartieri della Capitale.

Lo spettacolo, che calca da tredici anni i palchi di tutta Italia ed è risultato vincitore dell’edizione 2013 del Festival Ermo Colle, ha l’enorme merito di conservare una sana delicatezza ed una dolcezza malinconica, meritando giustamente i lunghissimi applausi riservatigli dal pubblico del Teatro del Cerchio.

 

Per saperne di più sulla programmazione del Teatro del Cerchio visitate il sito web teatrodelcerchio.it e se siete studenti non dimenticate della promozione UNI-Prima per entrare a teatro al costo di 1 euro!