Le fasi dell’amore

La scorsa settimana ci siamo lasciati con il racconto dell’inizio delle mie varie disavventure sinteticamente esprimibili in: 

bloccata a casa del mio ragazzo durante la fase 1 della pandemia.

Immagino che per la maggior parte di voi questa situazione possa apparire idilliaca, e infatti non posso assolutamente negarlo: trovarsi con il proprio fidanzato in un momento storico in cui le coppie non hanno facoltà di vedersi è un grandissimo privilegio, ma non è tutto oro quello che luccica e vedrete presto il perché. 

La prima settimana l’abbiamo trascorsa con uno stato d’animo sospeso 

La situazione estremamente delicata e al limite del surreale aveva creato quella lieve tensione della transizione.  

Non so se riuscite a comprendere del tutto il mio stato d’animo, ma questo senso di incertezza si rifletteva anche sulle mie cose da fare che erano state tutte rinviate a data da destinarsi e che mi facevano sentire tremendamente inutile e improduttiva.

Quindi, visto che questa parte è noiosa, la salto. 

Mi soffermerò invece sul periodo successivo. 

Proprio come Conte scandiva la nostra clausura in tappe, contestualmente  anche la mia neoconvivenza attraversava varie fasi. 

Alla fase zero di vegetazione è seguita subito la fase uno dell’adattamento. 

La persona che ha avuto più difficoltà ad accettare la mia presenza in casa è stata la vicina di casa del mio fidanzato che mi ha rivolto ( e continua a distanza di tre mesi a farlo) sguardi sprezzanti per motivi a me ignoti. 

Inizialmente pensavo che si trattasse di semplici coincidenze, mie personali paranoie, invece no, la signora di fronte mi imbruttisce. 

Non sto scherzando, lo fa davvero. 

Forse perché non ha la pallida idea di chi io sia (ma credo che ormai avrà immaginato chi possa essere) oppure perché, dato che la mia stanzetta dà lo sguardo sul suo balcone, vedo tutte le cose che getta facendo la vaga al piano di sotto. 

Comunque giuro non è paranoia e posso confermarlo: un pomeriggio, mentre mi stava fissando dal suo balcone le ho fatto un piccolo cenno di saluto con la mano, inutile dire che è rincasata del tutto indignata.  

Consiglio questa tecnica di annientamento emotivo per le vecchiette rompipalle. 

Tralasciando il mio complicato rapporto con la vicina, sarete forse più curiosi di conoscere quello con il mio fidanzato. 

La fase iniziale è andata liscia come l’olio: studiavo il minimo, perché ero realmente convinta che fosse una fase transitoria destinata a concludersi in fretta, avevo una sopportabile nostalgia della mia famiglia ma avevo l’amore e la dolcezza del mio bellissimo fidanzato. 

Comunque alla fase della spensieratezza è seguita prontamente quella dell’ospite. 

Cari amici non avrete di certo scordato che mi trovavo in una casa non mia e iniziavo a metabolizzarlo. 

I tre giorni canonici di accoglienza dell’ospite erano ormai passati  da un bel po’ ed io avevo paura di iniziare a puzzare come un pesce (n.b faccio riferimento al detto “l’ospite è come il pesce dopo tre giorni puzza” p.s mi lavo). 

Se tornate con la memoria indietro nel tempo, magari a una festicciola di compleanno a casa di qualche vostro amico, forse ricorderete l’imbarazzo nello stare in una casa non propria ma sopratutto il gran timor nel rivolgersi ai genitori del vostro amico. 

Nel mio caso nonostante la famiglia del mio ragazzo abbia fatto di tutto per tranquillizzarmi, mettermi a mio agio e rendere il rapporto informale, all’inizio del mio soggiorno provavo molto imbarazzo nel fare alcune cose. 

Quella che governava sovrana era prendere da mangiare autonomamente. Per il mio carattere, molto rispettoso e timido, prendere autonomamente del cibo aprendo la dispensa sembrava un’appropriazione di domicilio, un qualcosa che richiedesse troppa disinvoltura…per farvela breve mi imbarazzavo. 

Forse vi sembrerò esagerata, e probabilmente lo sono, però che posso farci, mi vergognavo ad entrare in cucina come se niente fosse e prendere da mangiare. 

E qui mi sento di fare un ringraziamento speciale a nonna (n.d.r nonna di Marco che ormai è diventata anche la mia) che con le sue pietanze e leccornie mi ha del tutto disinibita sul fronte alimentare, e anzi che gioiva nel vedermi mangiare fuori orario le cose buone che preparava. 

Un’altra forma di imbarazzo, questa volta rivolto verso il mio ragazzo, era l’inadeguatezza estetica. 

Lui che era abituato a vedermi come una delicata silfide, doveva convivere con il fatto che andassi in bagno (per incipriarmi il naso), che ogni tanto dopo una maratona di video sportivi su YouTube mi sudassero le ascelle e altre cose non molto femminili. 

Non voglio parlare per stereotipo di genere, e infatti non lo farò, ma io personalmente ero imbarazzata. 

A questo si aggiungeva il dramma delle estetiste chiuse e l’unico antidoto al mio diventare la sorella minore di Chewbecca era andare di lametta. 

Faccio un appello alla mia estetista di non picchiarmi quando ci rivedremo. 

Tralasciando il becero humor, in questa prima fase per la prima volta in vita mia mi sono fatta vedere per quello che sono senza alcun tipo di filtro, né estetico, né caratteriale. 

La convivenza fa questa magia, ti fa conoscere fino in fondo la persona con cui stai vivendo, non si può fingere. 

In questo periodo ho realizzato quanto fossi condizionata dai preconcetti che ci circondano. 

Struccata mi sembravo irriconoscibile, con i capelli al naturale senza piastra  mi sentivo la brutta copia di Donna Summer (se non la conoscete rimediate!). 

Sono rimasta quasi sconvolta quando il mio fidanzato di prima mattina, con il pigiama e totalmente sfatta, mi abbia detto con amore quanto fossi bella. 

Questo momento è stato quasi catartico nella mia vita, ho smesso di truccarmi durante questa quarantena ed ho continuato a vedermi bella allo specchio. 

Sembra tutto perfetto vero? 

Bhe, le fasi di questa convivenza non sono certamente finite, ma non posso raccontarvi tutto subito.  

Nel prossimo articolo vi parlerò delle prime litigate, dei pianti al telefono con l’ambasciata francese e dei buoni propositi mai mantenuti durante questa quarantena. 

Hasta pronto  

Fede