Quotidianità da lockdown

Si dice che ci si rende conto di quello che si ha solo quando lo si perde, chissà quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase, eppure sono convinta che mai nessuno le ha dato la giusta importanza.
Perché? Beh perché quando le cose vanno bene, quando non si hanno problemi, anche quando si sente parlare di un virus a chilometri di distanza da noi, non si pensa mai a quanto sia preziosa la vita e tutto ciò che ne fa parte.

Chi si sarebbe mai immaginato una cosa simile?

Credo nessuno, tuttavia nell’arco di quasi tre mesi la nostra vita è cambiata totalmente.
Per noi studenti universitari tutto è cominciato il 23 febbraio quando è arrivata la prima mail del rettore che ci informava sulla sospensione delle attività didattiche per la settimana entrante. Quella prima mail probabilmente è stata anche ben accolta: per alcuni erano i primi giorni di lezione, per altri gli ultimi giorni di esami, non si era ancora pronti a tornare alla routine quindi una settimana in più di relax faceva anche comodo. Con il passare dei giorni però le cose iniziavano a non tornare, alla prima mail ne sono seguite delle altre fino ad arrivare ad un punto in cui paradossalmente ci si preoccupava se non arrivavano mail.
Tutto questo nel giro di pochissimi giorni, è bastata una settimana perché la nostra vita cambiasse: niente università, niente tirocini, le uscite sono iniziate a diminuire e il tragitto, fino a poco tempo prima odiato, casa/supermercato – supermercato/casa, per forza di cose è diventato il “preferito”, il nostro stretto necessario.

Le domande che ci siamo posti e che continuiamo a porci sono tante, ma in quei giorni, per gli studenti fuorisede in particolare, credo che uno sia stato il dilemma principale: tornare a casa o restare?

Molti non hanno esitato un attimo e in men che non si dica hanno fatto le valigie e sono partiti; altri invece hanno scelto di rimanere nelle proprie città universitarie, ma non sono mancate le perplessità e i ripensamenti. Alcuni si sono ritrovati dalla mattina alla sera soli, altri invece costretti a vivere una situazione casalinga che la normalità rendeva più sopportabile; in ogni caso siamo stati messi tutti alla prova, abbiamo dovuto confrontarci con noi stessi e con tutte quelle cose che forse abbiamo rimandato troppo a lungo. Non era una cosa programmata, ma la vita è così, imprevedibile e questa volta ci ha stupito più delle altre, ci ha costretti a rivedere tutto, modificare le nostre abitudini nel rispetto di tutti.

Una situazione inedita, dunque, anche per la natura, sì perché mentre l’Homo Sapiens si è recluso in casa, Madre Natura si è ripresa i suoi spazi, in un periodo tra l’altro di preoccupazione e incertezza per il suo destino, e in tutto il mondo gli animali hanno incominciato a esplorare le città.
Le città dal canto loro hanno improvvisamente smesso di correre, la colonna sonora meccanica ha lasciato il posto a suoni che sono apparsi nuovi eppure ci sono sempre stati: lo scroscio dei fiumi, il fragore delle fontane, il ticchettio degli orologi, il suono delle campane.

Siamo stati messi di fronte a una vera e propria riscoperta di noi stessi e delle cose che ci circondano, ma … di passioni, nuovi interessi, abitudini mai abbandonate, esperienze che ci hanno accompagnato in questo periodo di lockdown e che continueranno a riempire, seppur con qualche concessione in più, le nostre giornate, ne parleremo nelle prossime settimane.

 

Maria Cafaro