Quotidianità da lockdown – Boom di videochiamate

Come sarebbe stato il lockdown senza le videochiamate?

 Nell’articolo precedente abbiamo in parte anticipato l’importanza rivestita dalle tecnologie durante la pandemia.
In un caso specifico, il lockdown ha provocato un vero e proprio boom, si tratta delle videochiamate e questo non solo per motivi professionali e per la didattica a distanza, ma anche per rimanere connessi con i propri cari/conoscenti, oltre che come forma di intrattenimento.

Le videochiamate sono più che raddoppiate nei paesi maggiormente colpiti dal Covid-19.
Molte le app utilizzate, vediamo un po’ quali sono:

  • Skype, l’intramontabile;
  • Zoom – l’app per amici e famiglie numerose;
  • Hangouts – la chat integrata nelle caselle di Gmail e di Google Calendar, molto utilizzata dalle aziende che usano la G Suite. Può essere usata anche se si possiede un singolo account Gmail, con la possibilità di invitare partecipanti che non hanno un account Google;
  • Houseparty – l’app per “scatenarsi” con gli amici, moderna, fresca, giovane, dotata di minigiochi, suoni e colori che animano le conversazioni fra amici;
  • Facetime – ideale per videochiamate tra dispositivi Apple;
  • Google Duo – la risposta a marchio Google a Facetime, funziona su ogni dispositivo, è gratuita e ha anche filtri ed effetti;
  • Whatsapp, Messanger e Instagram;
  • Viber – una sorta di ibrido fra Skype e Whatsapp. Si possono inviare messaggi, fare chiamate e videochiamate gratuite e anche chiamate internazionali a prezzi molto convenienti con Viber Out. Inoltre consente di sentire fino a 20 persone contemporaneamente a differenza delle altre che di solito non superano le 8 persone;
  • JustTalk – consente di condividere foto, adesivi, giocare e modificare sfondi, con un massimo di 16 persone.
  • E infine, ma non meno importanti, Teams e Meet – le due app utilizzate maggiormente per la didattica a distanza ma talvolta anche per una semplice videochiamata.

Come possiamo notare, la scelta di App per le videochiamate è veramente ampia, ricca, variegata, bisogna solamente scegliere quale utilizzare a seconda del tipo di chiamata e con chi.

Ma … Videochiamate a parte, l’isolamento forzato ha reso necessario l’uso della tecnologia per numerose attività quotidiane, di conseguenza l’impiego dello smartphone è aumentato, dallo studio al lavoro a distanza, dai contatti con famigliari e amici allo shopping nei suoi ambiti più disparati. Online è stato acquistato di tutto!
In questi mesi, stare al telefono, fare una videochiamata, ci ha permessi di stare vicino mantenendo il distanziamento sociale; ci ha resi insomma felici, riducendo il senso di isolamento.
È arrivato però il momento di un “detox digitale”, di purificarsi da tutta questa tecnologia.

Vediamo il perché:

  • Abitudini – molte delle abitudini sono cambiate e con probabilità alcune di queste resteranno, basti pensare all’utilizzo dello smartphone anche per attività che in precedenza erano ritenute secondarie. Sicuramente sono state “scoperte” possibilità non prese in considerazione in precedenza, ma ha tutto c’è un limite. Lo smartphone toglie anche del tempo da dedicare ad attività di svago. A tal proposito lo squilibrio emotivo e relazionale manifestato durante il lockdown inciderà inevitabilmente nella vita dei singoli nelle fasi successive;
  • Relazioni sociali – il ruolo di tramite svolto dalle tecnologie è sicuramente confermato però questo non deve sostituire i rapporti sociali. Pertanto bisogna sfruttare gli strumenti che la tecnologia ci offre in modo positivo nella consapevolezza che non possono e non devono essere dei sostituti, anche se una diminuzione del loro utilizzo sarà lenta;
  • Alfabetizzazione digitale – la pandemia ha accelerato processi di digitalizzazione in atto, è pertanto necessaria un’alfabetizzazione digitale dei cittadini che non sanno più gestire le emozioni e sono sempre più stressati.

Emozioni? Stress?

Beh sì, durante la quarantena le persone hanno mostrato più stress emotivo nel ricevere soprattutto videochiamate. Sarà un caso? Non credo proprio.
In primis, come si accennava in precedenza, i singoli almeno all’apparenza, non sono più in grado di gestire le emozioni durante le relazioni e questo è dovuto al fatto che la comunicazione messaggistica attraverso emoticon/emoji, favorisce la privazione emotiva e affettiva.
Per quanto riguarda lo stress, le videochiamate possono essere una modalità di interazione impegnativa.
Sembra stano ma è così!
È stata persino coniata l’espressione Zoom fatigue per indicare l’affaticamento da videocall.

Le cause sono diverse:

  • Insufficienza di segnali non verbali – nella comunicazione di persona si fa affidamento, oltre che alle parole, a una serie di segnali non verbali (sguardo, gesti, mimica facciale) che facilitano la corretta comprensione di quello di cui sta parlando o del pensiero dell’interlocutore. Nelle videochiamate tutto questo è assente o distorto a causa della connessione lenta, scarsità di luce, presenza di più partecipanti, webcam a bassa risoluzione;
  • Disagio – derivato dal fatto che negli ultimi mesi tali modalità di interazione sono state le uniche possibili;
  • “Ansia da prestazione”– attraverso le videochiamate tutti sono entrati nella vita e nelle case di tutti e spesso gli individui sono stati contattati quando erano in pigiama, spettinati, con la casa in disordine. Dunque il dover apparire impeccabili, nonostante la situazione già di per sé stressante, nella consapevolezza di essere continuamente guardati, mentre lo schermo restituisce la nostra immagine in modo impietoso, crea disagio e distrae dal vero senso della conversazione.

A questo punto cosa fare? Forse è meglio limitare le videochiamate a quelle strettamente necessarie.

 

Maria Cafaro