Ricordi di quotidianità da lockdown

 

Negli ultimi giorni si sente spesso parlare di Fase 3, i dati del nostro Paese sono sicuramente incoraggianti ma siamo ancora nella Fase 2, quella di convivenza con il virus.

La Fase 3 dunque non è davvero iniziata, il virus continua a circolare e la sua attuazione sancirebbe l’uscita dall’emergenza, cadrebbero tutte le restrizioni previste con il conseguente ripristino della normalità lavorativa e sociale. Ma è ancora troppo presto, non è stata fornita nessuna data sul suo inizio, si ipotizza settembre con il rientro a scuola e la ripresa di tutto il settore produttivo e commerciale incominciata nelle scorse settimane, ma non è detto.
È questo dunque il momento di non abbassare la guardia, provando a ridurre al minimo i contagi, ci troviamo nel pieno della Fase 2 e stiamo lentamente tornando alla normalità.

Normalità, un termine, o meglio, una condizione troppo spesso data per scontata, del resto è proprio vero che si comprende l’importanza delle cose solo quando le si perde, però è vero anche che non tutti i mali vengono per nuocere.

Il lockdown non deve essere inteso solo in chiave negativa, i contro sono sicuramente molti ma non sono mancati neanche gli aspetti positivi anche se poi tutto dipende dai punti di vista.
L’isolamento è stato vissuto da ognuno di noi in modo diverso: chi da un giorno all’altro si è ritrovato solo, chi è rimasto bloccato in una città che non è la sua, chi invece è stato vicino ai propri cari e chi ha dovuto sopportare situazioni che la tanto agognata normalità rendeva più tollerabili.
In ogni caso tutti hanno compreso l’importanza del tempo, anch’esso dato per scontato, ci si è presi cura di sé, della propria famiglia e si sono riscoperte cose cui la frenesia della vita aveva fatto dimenticare.

Sembra poco ma non lo è, l’epidemia ci ha costretti a confrontarci con noi stessi, a modificare le nostre abitudini, a ripensare alle cose realmente importanti nella vita e se tutto questo può servire a migliorare l’essere umano in un mondo in cui a prevalere è la forma più che la sostanza, ben venga.

Come si accennava in precedenza, i contro non sono mancati, tutto si è fermato e sappiamo i disagi che questo blocco forzato ha provocato. A riguardo molte sarebbero le cose da dire, ma preferisco non dilungarmi. Si è sentito spesso frasi come “che problema c’è a restare a casa” o simili, beh i problemi ci sono e anche molti. Basti pensare alla sola casa, quel bene primario che dovrebbe essere garantito a tutti, eppure non è per tutti.

Le riflessioni non mancherebbero, ma vi voglio lasciare con la speranza che da tutta questa vicenda ne escano un mondo e delle persone migliori.

 

Maria Cafaro