Referendum 8 e 9 giugno: guida al voto consapevole
Il Referendum che chiamerà gli italiani al voto l’8 e il 9 giugno dà la possibilità ai cittadini di “dire la loro” su temi come i licenziamenti, i contratti a termine, la sicurezza sul lavoro e l’immigrazione, per un totale di 5 quesiti referendari.
Prima di andare a votare “fisicamente” è importante farlo “mentalmente”, andando a informarsi su come si accede al voto e di che cosa si occupano i quesiti. Perché, come afferma l’articolo 48 della Costituzione: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”
Per accedere alle urne bisognerà presentare la tessera elettorale e un documento di riconoscimento valido; dopodiché all’elettore verranno consegnate 5 schede di colore diverso e una matita copiativa. Su ogni scheda troverete il quesito referendario e le due opzioni “Sì” e “No”. Per votare si deve tracciare una croce (X) in corrispondenza del “Sì” se si vuole abrogare la norma, oppure in corrispondenza del “No” se la si vuole mantenere in vigore.
Perché un referendum sia valido, devono recarsi alle urne almeno il 50% + 1 degli elettori aventi diritto: è questa la soglia del quorum. Se un elettore ritira la scheda ma non esprime alcun voto (cioè non traccia la croce con la matita), contribuisce comunque al conteggio della partecipazione. Al contrario, chi si reca al seggio ma non ritira la scheda non contribuisce al raggiungimento del quorum.
Referendum 8 e 9 giugno: mettiamoci una croce sopra
Il primo quesito, scheda gialla, affronta il tema della cittadinanza italiana per chi è nato in un Paese extraeuropeo. La legge attuale consente a uno straniero di fare domanda per essere cittadino italiano dopo 10 anni di residenza legale e continuativa.
Votando “Sì” si vuole dimezzare questo periodo a 5 anni.
Il secondo quesito, scheda verde, riguarda una delle novità introdotte dal Jobs Act del 2015: la riduzione del diritto al reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa. Al giorno d’oggi si riceve solo un’indennità economica.
Il referendum propone di ripristinare l’obbligo di reintegro per chi viene licenziato ingiustamente, almeno nelle aziende con più di 15 dipendenti, tornando a un modello simile a quello dello Statuto dei Lavoratori del 1970, in cui il giudice poteva ordinare il ritorno al posto di lavoro.
Nel terzo quesito, scheda arancione, si parla dei lavoratori licenziati in aziende con meno di 15 dipendenti. Il referendum propone di eliminare il tetto delle 6 mensilità di indennizzo, date per licenziamento illegittimo, lasciando la libertà a un giudice di valutare l’indennizzo caso per caso.
Il quarto quesito, scheda grigia, pone una domanda chiara: le aziende devono sempre motivare l’uso di un contratto a termine, anche quando dura meno di 12 mesi? Perché con la legge vigente la “causale” scatta solo per quelli più lunghi. Con la vittoria del “Sì” verrebbe reintrodotto l’obbligo anche per i contratti brevi, in modo da contrastare un uso eccessivo del precariato.
Il quinto e ultimo quesito, scheda rosa, si concentra sugli infortuni nei lavori ad alto rischio e nei cantieri. Oggi, in caso di incidente, la responsabilità è dell’appaltatore, chi effettua i lavori. Il referendum propone di estendere la responsabilità anche al committente.
Fuorisede, ma non troppo
Per “fuorisede” si intendono quegli elettori — come studenti, lavoratori o persone lontane da casa per cure mediche — che si trovano temporaneamente in un luogo diverso rispetto alla propria residenza e richiedono di votare lontano dal comune di iscrizione elettorale.
L’Italia, nelle richieste per il voto da fuori sede per l’8 e 9 giugno, ha registrato un bilancio positivo. Gli italiani che hanno richiesto il voto a distanza per queste elezioni sono 67.305, mentre nelle tornate elettorali del 2024 erano 24 mila.
In Europa, il voto per corrispondenza è possibile in Spagna, Lussemburgo, Germania, Irlanda, Austria, Ungheria, Slovenia, Regno Unito e Polonia.
Oltre al diritto di voto, è essenziale che i cittadini comprendano bene cosa stanno votando: qui, l’informazione corretta gioca un ruolo decisivo.

